Andrea Carfì (Capo della Ricerca per le Malattie Infettive di Moderna): «Reale la prospettiva di una terza dose»

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«Stiamo lavorando su vaccini polivalenti» contro le varianti più contagiose del Sars-CoV-2 e l’influenza. Lo rivela Andrea Carfì, capo della ricerca per le malattie infettive di Moderna, intervistato sul Corriere della Sera da Margherita De Bac.

Quali delle varianti finora sequenziate mettono alla corda il vostro vaccino? «Preoccupa quella identificata per la prima volta in Sudafrica. Si è visto in studi di laboratorio che il nostro preparato risponde cinque-sei volte meno rispetto a quanto non faccia contro il virus originale, il Wuhan, o la variante identificata inizialmente in Inghilterra».

«Stiamo sperimentando sull’uomo due nuove versioni del vaccino: la prima contiene la sequenza della variante del Sudafrica, la seconda è la combinazione di una sequenza genetica del virus mutato e dell’originale. Si punta a trovare formule multivalenti come per l’antinfluenzale. Una dose contro quattro virus».

Con le tecnologie tradizionali sarebbe stato possibile? «Non così velocemente come con quella dell’Rna messaggero. Per queste versioni modificate siamo riusciti ad avviare i test clinici ad appena 30-35 giorni dall’analisi dei dati che dimostravano quanto il virus identificato in Sudafrica fosse capace di diminuire di almeno cinque volte gli anticorpi neutralizzanti. Insomma, ci teniamo pronti».

La variante indiana è minacciosa? «Lo sapremo la prossima settimana dopo aver raccolto i dati. Preoccupa un po’ perché combina due mutazioni già viste in altre varianti». Moderna ha annunciato investimenti per tre miliardi di dosi nel 2022. In vista del richiamo annuale? «Si è visto che anche nei vaccinati con una doppia dose gli anticorpi neutralizzanti diminuiscono pur restando presenti sei mesi dopo. In più si affacciano varianti in grado di spuntare le armi degli anticorpi. Quindi è reale la prospettiva di una terza dose di richiamo per il prossimo anno e anche per i successivi».

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