“Con la semplificazione degli iter autorizzativi potremmo investire almeno 1 miliardo in più nell’arco del piano al 2023, che prevede 6,5 miliardi di investimenti. Ma c’è del potenziale per fare ancora di più, soprattutto sui temi della transizione energetica, dalla mobilita’ sostenibile al biometano, dall’efficienza energetica all’idrogeno”.
Cosi’ Marco Alverà, ad di Snam, in un’intervista sul Messaggero, in cui sottolinea che il gruppo e’ “tra i maggiori operatori del settore dell’efficienza energetica in Italia, sia nel settore pubblico sia in quello residenziale”, il che “testimonia il nostro forte impegno nello sviluppo delle nuove iniziative a supporto del Green Deal italiano ed europeo”.
Sull’interesse per i gasdotti di Adnoc negli Emirati Arabi, Alvera’ se ne esce con un ‘no comment’ ma afferma che “piu’ in generale, è coerente con la nostra strategia valutare attività in linea con i nostri criteri di investimento, in particolare quando sono in aree geografiche interessanti per la transizione energetica e dove possiamo giocare un importante ruolo industriale. Gli Emirati sono un paese chiave per l’Italia, hanno una strategia energetica lungimirante: nelle scorse settimane c’e’ stata la piu’ bassa asta da rinnovabili al mondo”.
Per la fase 3, dice, “le imprese possono avere un ruolo centrale per la ripartenza, soprattutto nelle infrastrutture. Ci sono 100 miliardi di investimenti, in gran parte privati, che si possono sbloccare nei prossimi cinque anni nei settori energia, trasporti, idrico e sanità: 20 miliardi accelerando iniziative già pianificate ma posizionate più in là per via dei tempi autorizzativi e 80 miliardi autorizzando progetti già previsti ma fermi per assenza di indirizzo”.
“Questi investimenti, con un effetto moltiplicatore di circa tre volte, possono generare non meno di 300 miliardi di Pil aggiuntivo che si tradurrebbero in una crescita del 3% all’anno per 5 anni”.
Parliamo di “investimenti per realizzare il Green Deal e la decarbonizzazione, modernizzare il tessuto produttivo, migliorare la qualità della vita. Grazie ai benefici sull’indotto, potrebbero coinvolgere una parte importante delle nostre Pmi, creando occupazione in tutto il territorio. In particolare al Sud”.
Sul buon uso dei fondi europei: “Non ci sono alternative. Solo nel nostro settore nei prossimi anni saranno a disposizione almeno 650 miliardi da impiegare in progetti per la transizione energetica. Bisogna attirare parte di queste risorse con piani precisi e progetti attuativi. Le varie fase dell’iter autorizzativo si potrebbero svolgere in modo parallelo e contestuale, non una dopo l’altra, riducendo i tempi di due terzi, salvaguardando le competenze delle amministrazioni”.
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