Il mondo della moda e quello dei capitali finanziari possono collaborare in maniera proficua, ma perché questo avvenga è importante capire che gli investimenti e i ritorni del settore del fashion seguono logiche e soprattutto tempistiche diverse. Alfonso Dolce, amministratore delegato della maison Dolce&Gabbana ha accolto con favore il cambio di proprietà di Borsa Italiana, passata sotto il controllo di Euronext-Cdp, a patto che la Cassa ottenga veri poteri di governance. La quotazione per le società del lusso? “Un passo strategico soprattutto per conquistare i mercati internazionali“.
Cosa pensa dell’operazione Euronext-Cdp su Borsa? “Sicuramente è un’ottima opportunità per l’Italia, specialmente in questo momento di difficoltà. Devo dire che, in generale, le operazioni che Cdp sta compiendo sul territorio sono di qualità e strategiche per tutti i comparti. Però sarà importante il ruolo che avrà Cdp all’interno dell’alleanza. Spero che questa operazione non si traduca in una debolezza dell’Italia rispetto alla Francia, la governance sarà importante e sarà fondamentale che i poteri di Cdp siano almeno paritari“.
Tra i focus sembra esserci anche il settore della moda. L’obiettivo è attirare investitori istituzionali esteri. Una strategia vincente? “Nuovi capitali sono ovviamente sempre un’opportunità e le aziende del lusso spesso hanno ancora più bisogno di risorse, ma questo proprio perché hanno cicli di business diversi rispetto a quelli di altri settori. I ritorni sugli investimenti a volte richiedono tempi più lunghi e non possono sempre sottostare alla logica del risultato trimestrale. I soggetti finanziari che si avvicinano al fashion devono averne consapevolezza“.
Mi sta dicendo che questo non è avvenuto in passato? “Negli ultimi 10-15 anni i gruppi che hanno aperto a capitali finanziari hanno rischiato di condizionare alcune realtà aziendali. A volte è stato snaturato il prodotto, che era proprio quell’unicum desiderato dai clienti. Quando rendi un prodotto mediocre prima o poi hai un problema anche di business“.
Quindi quale pensa dovrebbe essere il rapporto tra il mondo della moda e il mercato dei capitali? “Serve una maggiore informazione. Maggiore conoscenza di quali sono i cicli di vita in funzione dei quali ci sono i ritorni. Certo, bisogna capire se le aziende che aprono al mondo della finanza lo fanno per necessita’ o per cogliere opportunità. Ma resta fondamentale che l’azienda non si snaturi. Se comandano i capitali finanziari, un’azienda del mondo della moda rischia di morire“.
Private equity o borsa, secondo lei qual è la soluzione migliore? “Se l’operazione è finalizzata solo ad avere nuova liquidità cambia poco. In entrambi i casi aumenta la responsabilità sociale, perché si stanno gestendo capitali di terzi. Comunque, in una logica più geograficamente contenuta può avere più senso un unico socio. In una logica di visibilità di marchio o di prodotto più internazionale la borsa garantisce una maggiore visibilità“.
Come potrebbe la nuova Borsa attirare verso la quotazione aziende del lusso? “Sarebbe importante un approccio che valorizzi e protegga non solo la storia e la tradizione di un marchio ma anche la catena di valore sul territorio. La responsabilità sociale nei confronti del capitale, anche quello umano, deve essere maggiore rispetto al guadagno mordi e fuggi“.








