Sono tre nodi, belli intricati, ma che bisogna adoperarsi a sciogliere.
I punti critici della questione Giustizia in Italia sono individuati da Alessandro De Nicola, avvocato, membro del Board mondiale di Orrick, Senior Partner delle sedi italiane di Milano e di Roma della firm, ed è stato Group Leader del dipartimento europeo di Corporate.
Dice De Nicola sul quotidiano La Stampa: “Che in Italia ci sia una ‘questione giustizia’ è innegabile e credo si possa ricondurre ad un triplice ordine di problemi. Il primo è l’inefficienza. Il secondo è l’autoreferenzialità. Il terzo è la commistione tra magistratura inquirente e giudicante. Naturalmente non parliamo di problemi ignoti alla politica italiana, ma ora siamo forse a un momento di tale gravità e di iniziative che prescindono da scontri politici che si potrebbe arrivare ad una svolta. Partiamo dalla separazione delle carriere. L’Unione delle Camere Penali ha proposto una modifica costituzionale, in discussione in Parlamento, che pur mantenendo l’assoluta indipendenza dell’ordine giudiziario, istituisce però due percorsi di carriera separati e due Csm, uno per i Pm, l’altro per i giudicanti. Il disegno di legge si può migliorare laddove prevede che metà del Consiglio sia composto da giuristi nominati dalla politica. Un componente nominato dalla conferenza dei rettori, uno dal Consiglio Nazionale Forense, uno dal Consiglio del Notariato e così via, ad esempio, assicurerebbe competenza e meno politicizzazione. Sull’autoreferenzialità è ottima la recente proposta del Partito Democratico che prevede di separare la sezione disciplinare dal Csm ed istituire un’Alta Corte indipendente che deliberi sui procedimenti disciplinari riguardanti i magistrati. Basta con accuse di favoritismi o tolleranza. Quanto alle promozioni, oggi non ci sono i requisiti per esaminare efficacia e competenza dei togati, se non una revisione quadriennale del loro operato dal quale solo il 2% esce con una valutazione negativa: una stortura. Infine l’efficienza: preparazione gestionale dei giudici; potere direttivo del Presidente del Tribunale che possa avere dirigenti-manager; spazio a esperti di amministrazione; rientro dei magistrati in forza ai ministeri; criteri di valutazione degli uffici. Abbiamo bisogno di una magistratura imparziale e competente, autorevole e rispettata: è la base di ogni ordinamento civile, prospero e democratico. Speriamo che non prevalga lo spirito corporativo, il migliore alleato del populismo dileggiante”.
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