“Siamo molto, molto preoccupati. I provvedimenti, pur importanti, che il governo ha messo in campo tardano a concretizzarsi. Il nostro è un grido di allarme perché cogliamo nelle nostre imprese la difficoltà non solo di ripartire ma di adottare politiche aziendali che consentano di guardare avanti”.
Lo afferma Maurizio Gardini, presidente di Conserve Italia e di Confcooperative, che, in un’intervista al Giornale sottolinea: “Ecco perché abbiamo bisogno di avere a disposizione tutte le risorse. Il Recovery Fund arriverà nel tardo autunno e quindi abbiamo bisogno del Mes che, finanziando gli investimenti necessari nella sanità, consentirebbe di dedicare altre risorse alle imprese attraverso investimenti pubblici, soprattutto nelle infrastrutture, e di concentrarsi di più sui settori più sensibili come quello del turismo”.
“Siamo in una situazione drammatica – continua Gardini – perché il debito pubblico è elevato. O accogliamo le risorse dell’Europa, ed è chiaro che nessuno invoca la Troika o commissariamenti vari. Oppure, se non vogliamo i soldi dell’Europa, c’è solo una strada: chiedere agli italiani un sacrificio. Noi siamo contro la patrimoniale e quindi, visto che nelle banche ci sono 1.400 miliardi di risparmi, andrebbero investiti in titoli del debito pubblico a lunga scadenza. Se non vogliamo soldi dall’Europa, qualcuno deve tirarli fuori perché non si fanno le nozze coi fichi secchi”.
“Fino al decreto Rilancio – dice ancora – gli interventi sono stati molto sbilanciati sugli ammortizzatori sociali. L’intento era di non lasciare indietro nessuno ma è necessaria una politica per l’impresa perché sono le imprese che creano posti di lavoro. Ci vuole un nuovo patto sociale avendo bene in mente qual è il modello di sviluppo da seguire. Quando finiranno le risorse in autunno, rischiamo di trovarci con una marea di licenziati, la situazione sarà insostenibile ed esploderà la rabbia sociale. I gilet arancioni sono un primo segnale. Ritengo – osserva – che siano maturi i tempi per affrontare una visione contrattuale diversa che rilanci produttività e flessibilità. Bisogna in qualche misura superare certi schemi. Flessibilità e defiscalizzazione dei premi di risultato sono obiettivi che consentono di salvaguardare il lavoro, rilanciare le imprese e mettere più soldi in tasca ai dipendenti, penalizzati da un cuneo fiscale elevatissimo. Sono maturi i tempi per rilanciare la discussione su previdenza e fiscalità. Ma questi temi arrivano dopo il rilancio industriale del Paese”.
Per saperne di più:

Rinnovabili, il prezzo dell'inazione: perché frenare la transizione costa all'Italia più che acceler...

Innovazione, la sfida europea è trasformare la ricerca in industria | La proposta di Maurizio Casasc...

Paolo Savona, economista: “La lezione del '29 vale per l'intelligenza artificiale. Senza regole comu...

Giovani e disuguaglianze, perché il welfare deve ripartire dalla cultura: prevenire il disagio e dar...

Logistica e innovazione, Antonio Brunacci: serve un ecosistema integrato per rendere più competitivo...






