C’è una sorta di tendenza al minimalismo nel mondo delle materie prime.
Nell’ultimo periodo sembra infatti che i grandi produttori di metalli e fonti fossili condividano l’idea che produrre meno faccia meglio ai profitti, oltre che spingere le quotazioni delle commodity.
Una sorta di less is more insomma.
L’esempio più eclatante di come i produttori stiano attuando progressivi tagli all’offerta, scrive MF-Milano Finanza, è forse l’Opec+, l’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio e i suoi alleati, giunta ormai al quarto anno di tagli congiunti.
Mosse che, guardando la stabilità del Brent finora, evidenzia come l’attenta regolazione dei rubinetti dell’offerta di greggio abbiano dato i loro frutti.
L’esempio, quello dell’Opec+, è il più lampante ma non l’unico.
Negli Stati Uniti i produttori di gas stanno ridefinendo al ribasso le stime degli investimenti per la nuova capacità, mentre i progetti di esportazione di gas naturale liquefatto stanno subendo ritardi di attuazione.
Ma mentre la guerra in Ucraina e in Israele hanno acceso i fari prima sulle produzioni di gas e poi su quelle del petrolio, poco si è guardato a quelle dei metalli industriali.
Ad esempio, il mercato del rame ha subito un’importante perdita con la chiusura forzata della miniera Cobre a Panama, una delle più importanti a cielo aperto al mondo.
A questo si sono aggiunte revisioni al ribasso delle stime di produzione dallo Zambia per l’insufficiente generazione di energia elettrica e l’annuncio della China Nonferrous Metals Industry Association di possibili limitazioni allo sviluppo di nuova capacità di raffinazione da parte del governo cinese e di tagli volontari all’offerta di rame raffinato da parte delle società di lavorazione.
Gli ostacoli all’offerta provenienti dai ritardi dell’avvio di progetti di estrazione non hanno risparmiato neanche il nichel, o le materie prime agricole che hanno risentito delle tensioni nel Mar Rosso.
Se ai tagli all’offerta, alla revisione al ribasso degli investimenti e al ritardo di alcuni progetti di produzione si unisce il numero inferiore alla media storica di scorte mondiali, i rischi al rialzo sulle quotazioni si intensificano ancora di più.
Analizzando lo scenario, gli analisti dell’Ufficio studi di Intesa Sanpaolo evidenziano che questo potrebbe portare l’offerta mondiale, soprattutto di metalli, a non essere presto adeguata a soddisfare la domanda.
Se la crescita dei consumi riaccelerasse, complici uno scenario macro più favorevole e la transizione energetica, secondo gli esperti i deficit di mercato si amplierebbero ulteriormente.
Il rally delle materie prime in effetti ha già preso lo slancio dall’inizio dell’anno.
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