I contratti che, a fine giugno 2024, sono in attesa di rinnovo ammontano a 34 e coinvolgono circa 4,7 milioni di dipendenti, scendendo al 36,0% del totale. Lo indica l’Istat. Il tempo medio di attesa di rinnovo è pari a 27,3 mesi (era 29,2 a giugno 2023) per i lavoratori con contratto scaduto e a 9,8 mesi se calcolato sul totale dei dipendenti (era 15,4 a giugno 2023).
Nel primo semestre le retribuzioni crescono del 3,1%
La retribuzione oraria media nel periodo gennaio-giugno 2024 è cresciuta del 3,1% rispetto allo stesso periodo del 2023. Lo comunica l’Istat.
In particolare per quanto riguarda il settore privato, sottolinea l’Istituto, anche nel secondo trimestre dell’anno, come nei due trimestri precedenti, la crescita tendenziale delle retribuzioni contrattuali, che si attesta a +4,1%, è più elevata di quella dell’inflazione (l’indice Ipca +0,9%). L’incremento retributivo più sostenuto si registra per il comparto industriale – per effetto degli incrementi erogati nei principali comparti della manifattura – ma è marcato anche nei servizi, essendo trainato dagli incrementi economici fissati dai rinnovi nel settore del credito e assicurazioni e del commercio.
“Questa fase di recupero delle retribuzioni rispetto all’inflazione dovrebbe consolidarsi nei prossimi mesi, alla luce della chiusura di ulteriori rinnovi nel settore dei servizi”, aggiunge l’Istat.
Nella pubblica amministrazione, ancora in attesa dei rinnovi relativi al triennio 2022-2024, la crescita retributiva risulta invece in rallentamento – spiega inoltre l’Istat – ed è sostenuta esclusivamente dall’erogazione dell’indennità di vacanza contrattuale ai dipendenti delle amministrazioni non statali.
Guardando al mese di giugno, l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie segna un aumento dell’1,2% rispetto al mese precedente e del 3,6% rispetto a giugno 2023; l’aumento tendenziale è stato del 4,9% per i dipendenti dell’industria, del 3,7% per quelli dei servizi privati e dell’1,6% per i lavoratori della pubblica amministrazione. I settori che presentano gli aumenti tendenziali più elevati sono: legno, carta e stampa (+8,5%), credito e assicurazioni (+7,1%) e settore metalmeccanico (+6,4%). L’incremento è invece nullo per farmacie private, telecomunicazioni, ministeri, forze dell’ordine, forze armate e attività dei vigili del fuoco.








