Legislatore e Consiglio di Stato snaturano il Csm. Questo è quanto afferma il giurista Vladimiro Zagrebelsky. «Il peso delle due sentenze con cui il Consiglio di Stato ha annullato le nomine del primo presidente e della presidente aggiunta della Corte di Cassazione, non aveva bisogno di essere sottolineato con il colpo di teatro della loro pubblicazione a pochi giorni dalla cerimonia solenne di inaugurazione dell’anno giudiziario della Cassazione, alla presenza del Capo dello Stato».
«Ma» sottolinea l’editorialista su La Stampa «a parte il sovraccarico simbolico che discende dalla sorprendente tempistica, la questione che si pone non è di oggi ed è molto delicata. Si tratta dei rapporti e delle competenze di organi di vertice nella architettura dello Stato. In questi casi la prudenza e il ritegno da parte di tutti conta più dell’esito di astratte considerazioni giuridiche, la cui naturale e opportuna elasticità lascia appunto spazio alla prudenza».
«Gli atti del Consiglio superiore della magistratura (eccetto le sue sentenze disciplinari) sono atti amministrativi. Come tali essi sono impugnabili davanti al giudice: Tribunale amministrativo e, in appello, Consiglio di Stato. Si tratta di principio costituzionale fondamentale a protezione degli interessi di chi si ritiene leso dalle delibere del Csm. Ma il giudice amministrativo non può sostituire la sua valutazione discrezionale a quella del Csm. La competenza nelle nomine, infatti, spetta al Csm, non al giudice, che ne controlla la conformità rispetto alla legge».
«Da tempo il Consiglio di Stato tende a estendere il proprio controllo sulla motivazione delle nomine del Csm: afferma certo che le nomine spettano al Csm, ma poi smantella uno ad uno i motivi che il Csm ha esposto a sostegno della nomina deliberata. Si tratta di una realtà che si vuol negare, isterilendo il ruolo di un organo come il Csm, con regole e regolette che lo stesso Consiglio si è dato, nel dichiarato intento di garantire trasparenza».
«In realtà si tratta di griglie astratte che invitano il giudice amministrativo a trovar difetti nelle motivazioni dei provvedimenti. Nella stessa direzione vorrebbe andare il legislatore, snaturando il ruolo del Csm. Non c’è da stupirsi che a ciò si aggiunga ora l’idea di designare per sorteggio i magistrati componenti del Consiglio. Orrore per il valore della rappresentanza e rifiuto del pluralismo degli orientamenti, idolatria della pretesa oggettività».
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