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Luciano Panzani (presidente Tribunale Torino): «Riforma del Csm e politica»

La riforma del Consiglio Superiore della Magistratura potrebbe rendere la politica «più condizionante di quanto lo sia stata sino ad oggi». A sostenerlo è il presidente del Tribunale di Torino, Luciano Panzani, analizzando la questione e manifestando le sue perplessità.

«In questi giorni è stato dato ampio risalto al progetto di riforma del CSM in corso di elaborazione da parte del Governo. Per quanto la sua definitiva formulazione sia legata al confronto tra le forze politiche, si sa che si prevede l’elezione dei consiglieri che debbono essere scelti dalla magistratura con voto maggioritario in collegi piuttosto ampi, con due soli candidati. Si ritiene così di limitare, se non impedire, i giochi delle correnti dei magistrati e la logica spartitoria delle nomine agli incarichi direttivi che è venuta alla luce con lo scandalo Palamara» scrive su InPiù.net.

«Le riforme elettorali del CSM da tempo hanno cercato di limitare l’influenza delle correnti. La soluzione estrema di sostituire l’elezione con il sorteggio sulla premessa che se un magistrato è idoneo a svolgere le funzioni di giudice o pubblico ministero, deve essere anche idoneo a dirigere la magistratura, pur propugnata da molti, è stata scartata non foss’altro perché l’art. 104 della Costituzione prevede che i componenti siano eletti per due terzi dai magistrati ordinari e per un terzo dal Parlamento in seduta comune».

«Si prevede che la riforma del sistema elettorale favorirà tra le attuali correnti quella c.d. di sinistra Area e quella c.d. di destra Magistratura Indipendente, mentre gli altri raggruppamenti rimarranno schiacciati» conclude. «Nel sostanziale equilibrio tra le due correnti sarebbero determinanti i consiglieri eletti dal Parlamento e quindi per una sorta di eterogenesi dei fini, non rara in questa materia, la Politica potrebbe essere più condizionante di quanto lo sia stata sino ad oggi».

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