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Francesco Vaia (direttore Istituto Spallanzani): «Per combattere il virus serve una direzione chiara»

Per contrastare il virus dobbiamo «prendere una direzione chiara, spiegarla alla popolazione e agire di conseguenza». Lo sostiene il professor Francesco Vaia, direttore dell’Istituto per le Malattie Infettive Spallanzani di Roma, che sottolinea la necessità di adattarsi ed essere pronti a mutare assieme al virus.«Se il virus muta, le regole per contrastarlo – e per convincerci – devono mutare con lui. Così l’approccio della scienza e della politica».

«Le caratteristiche della pandemia Covid-19 nella fase attuale appaiono profondamente mutate, in relazione alla diffusione della variante Omicron di Sars-CoV-2 ma anche alla alta percentuale delle persone vaccinate nella popolazione. La variante Omicron ha una contagiosità più elevata delle precedenti, e questo spiega il rapido aumento del numero dei casi, un’incubazione generalmente più breve ma una gravità clinica ridotta, in particolare nelle persone vaccinate» afferma nell’intervista rilasciata a Pietro Senaldi per Libero.

«La vaccinazione, seppure abbia un’efficacia ridotta nel prevenire il contagio da Omicron, conserva se completata da meno di quattro mesi o integrata con una dose booster, una elevata capacità di ridurre la gravità clinica dell’infezione. Non facciamoci spaventare dai numeri alti dei positivi ma guardiamo la bassa percentuale di casi gravi rispetto ai contagiati. E soprattutto, riconosciamo ai vaccini il ruolo chiave che hanno avuto nel contenere i decessi».

Professore, ma la variante Omicron è più moscia di suo o grazie ai vaccini?

«Questione di lana caprina, chi può dirlo con assoluta certezza? Razionalmente credo che sia una felice sintesi della profilassi di massa e della replicazione del virus, che per sopravvivere morde meno».

Secondo lei, alla luce di queste novità, i giorni e i criteri della quarantena andrebbero cambiati?

«Le politiche di mitigazione dell’impatto della pandemia non possono non tenere conto dello scenario mutato. Il mondo del lavoro e dei servizi è troppo sotto pressione a causa di regole su quarantena e isolamento non più giustificate dalla gravità del virus. Suggerisco di rivedere le indicazioni su quarantena e isolamento ispirandoci al modello degli Stati Uniti, da dove sono tornato di recente dopo un viaggio di lavoro».

In concreto, cosa dovremmo fare?

«Noi dobbiamo liberare l’economia e togliere pressione dai servizi. Abbiamo tanto sponsorizzato i vaccini, valorizziamoli. Pertanto, per quanto riguarda l’isolamento dei contagiati, bisogna consentire ai vaccinati con terza dose o con seconda da meno di quattro mesi di uscire di casa dopo cinque giorni dall’insorgenza dei sintomi, se stanno bene, e senza necessità di negativizzarsi con un tampone. Per quanto riguarda i non vaccinati o i vaccinati da oltre 120 giorni, l’isolamento andrebbe ridotto dagli attuali dieci a cinque giorni».

E per quanto riguarda la quarantena dei negativi che vivono con dei positivi?

«Nessuna quarantena per chi è in terza dose o in seconda da quattro mesi: come già previsto, escano di casa con la mascherina Ffp2, e dopo cinque giorni con quella normale. Per gli altri, riduzione della quarantena a cinque giorni, con la possibilità di interromperla se non ci sono sintomi e senza bisogno di sottoporsi a un tampone».

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