C’è fermento in Unicredit per decidere il successore di Jean Pierre Mustier. Una scelta nelle mani del comitato delle nomine, con in testa Stefano Micossi e il cacciatore di teste Spencer Stuart. Oltre a loro, però, ci sono altre figure che vogliono entrare in gioco e far sentire la loro voce.
Entro la prossima primavera dovrà avvenire la rivoluzione, con il rinnovo dell’intero board, presidenza compresa. Secondo Milano Finanza, chi si è candidato ad avere un ruolo di primo piano è Leonardo Del Vecchio. Primo socio di Mediobanca con l’11%, azionista di peso di Generali con il 4,8%, in Unicredit detiene da anni una partecipazione dell’1,925%. La sua ambizione è quella di avere una posizione defilata in cui coalizzare il fronte italiano, raccogliendo le fondazioni bancarie presenti nel capitale, a partire da Crt: un fronte che somma il 3,5% e che assieme alla partecipazione di Delfin arriva al di sopra della soglia del 5%. Così da dare voce a questo fronte, per individuare non solo il post Mustier, ma anche per avere rappresentanti all’interno del board.
Anche Blackrock (5,075%) e Capital Research (5,02%) si sta muovendo, osservando attentamente la partita legata alla nomina del successore di Mustier. Un ulteriore fronte da non sottovalutare, visto il peso azionario, che potrebbe chiamare in causa il finanziere Davide Serra, sempre attento alle tante partite di aggregazione bancaria in corso sul mercato italiano come è emerso in un intervento su Class Cnbc, qualche mese fa.
Il toto-nome per il successore di Mustier è partito: si va da Fabio Gallia (ex Bnl e Cdp) a Victor Massiah (ex Ubi), da Bernardo Migrone (Nexi, ex Unicredit e Mps) ad Alberto Nagel (Mediobanca). Senza dimenticare che l’addio di Mustier a Unicredit è collegato ai piani in corso, quello scorporo delle attività italiane e la nascita della subholding da quotare a Francoforte, per cui il governo si è opposto per trovare un futuro più solido sul mercato per Mps. È noto il parere del Pd, “rappresentato” dal nuovo presidente di Unicredit Padoan, volenteroso di aggregare le due banche. Un parere discordante rispetto a ciò che pensa il M5S, contrario alla fusione.








