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Ubaldo Livolsi (Economista): «I mercati certificano l’importanza di Draghi. Il governo spinga privati ed aziende a investire nell’Italia»

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«I mercati continuano a guardare con fiducia all’Italia. Fin da subito, già dall’incarico assegnato dal capo dello Stato a Mario Draghi, le conseguenze sulle piazze finanziarie furono positive. I mercati, che sono per così dire ‘giusti’ nel valutare la politica circa i suoi effetti sull’economia, certificano l’importanza di Draghi». Lo dice, in un’intervista ad Adnkronos/Labitalia, Ubaldo Livolsi, economista e già CEO di Fininvest, che condusse la quotazione in Borsa di Mediaset e Mediolanum.

«Sarebbe auspicabile – asserisce – che il governo Draghi spingesse gli italiani e le aziende ad investire nell’Italia. Da tempo, al pari di altri commentatori, sono fautore di quello io chiamo ‘fondo dei fondi’, un fondo di private equity, pubblico/privato (50% ciascuno), dove per attrarre i risparmiatori si possa prefigurare una liquidation preference ai privati (in sede di liquidazione finale del fondo vengono rimborsati prima i privati con un minimo garantito di rendimento) rispetto alle istituzioni finanziarie che potrebbero conferire parte dei loro crediti utp (unlikely to pay, crediti difficilmente rimborsabili), che facciano riferimento ad aziende con prospettive di salvataggio e solamente alla fine avvenga il rimborso per altri reinvestimenti alla parte pubblica».

«Se fossimo in grado – continua Livolsi – di spostare, anche con incentivi fiscali, il 10% dei 1.750 miliardi di depositi esistenti sui c/c dei privati degli italiani e altrettanti dal pubblico agli investimenti, attiveremmo una massa di denaro di gran lunga superiore ai fondi previsti da Next generation Eu».

«Lo spread – spiega – è ai livelli più bassi da inizio 2015 e i rendimenti dei titoli di Stato sono già da tempo sui minimi di sempre. Draghi è consapevole di essere credibile a livello mondiale e così si spiega ciò che a molti è sembrato un fatto avventato: la critica al presidente turco Recep Tayyip Erdogan per il cosiddetto sofagate».

«Il piano nazionale ripresa resilienza licenziato da Draghi con l’avallo del Parlamento è un disegno di 248 miliardi, tra 191 di Next generation Eu (69 di prestiti e 122 a fondo perduto) e altri stanziati dal governo, che dovrebbe non solo rimettere in carreggiata l’Italia, ma determinare un salto epocale, fino a recuperare il ritardo pre-Covid rispetto alla crescita del pil di altri Paesi, come Francia, Germania e Spagna. È anche possibile che lo spread torni ai livelli precedenti il 2008».

«Mi sembra condivisibile ed efficace l’idea di agire su sei macroaree: digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per la mobilità sostenibile; istruzione e ricerca; inclusione e coesione; salute. Ciò nell’ambito della cornice di Next generation Eu, declinato a sua volta in tre punti: sostenibilità, digitalizzazione e innovazione, inclusione sociale. Il governo, nonostante alcuni attriti all’interno della maggioranza che lo sostiene, come per esempio la questione del coprifuoco serale, sta sostanzialmente agendo per raggiungere la meta per il bene dell’Italia».

«Se sono queste le premesse, essendo il nostro sistema produttivo superiore a quello di Spagna e Portogallo, sono convinto che i nostri titoli di Stato avranno rendimenti migliori di quelli emessi da Madrid e Lisbona. Non dimentichiamo che l’Italia nel 2019, prima del Covid, secondo i dati dell’Fmi, era al settimo posto nel mondo per pil nominale – preceduta da Usa, Cina, Giappone, Germania, Francia, UK e India – e che è la seconda economia manifatturiera dell’area euro dopo la Germania».

«Per parlare di un altro economista anch’egli di credibilità mondiale, insediato a Palazzo Chigi – prosegue Livolsi – anche Mario Monti presiedette un governo tecnico (novembre 2011-dicembre 2012), tuttavia le differenze sono evidenti. Il 2011 fu un anno drammatico per il nostro Paese, con lo spread a 173 punti il 4 gennaio e a quota 528 il 30 dicembre, un’impennata di 355 punti. L’Italia era sotto attacco dei mercati, le agenzie di rating facevano previsione fosche. C’era il rischio di bancarotta».

«Monti – ricorda – oggi senatore e presidente dell’università Bocconi, dovette realizzare una cura ‘lacrime e sangue’, tagliando le spese e iniziando a fare le famose riforme strutturali volute da Bruxelles. Mise mano, con Elsa Fornero, allora ministra del Lavoro e delle Politiche sociali, alle pensioni, atto quasi sacrilego per un Paese come l’Italia dove il welfare ha una tradizione antica. Draghi si trova nella situazione opposta: quella di poter spendere».

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