Pasquale Tridico, finito nel tritacarne dopo la fuga di notizie sui parlamentari che hanno ottenuto il bonus Inps da 600 euro per le partite Iva colpite dal coronavirus, respinge al mittente tutte accuse e resta al suo posto nonostante le richieste di dimissioni avanzate dai partiti della destra.
La notizia del bonus da 600 euro ai parlamentari “non è uscita né direttamente né indirettamente dal sottoscritto, né sono state diffuse dall’Istituto”, ha chiarito il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, durante l’audizione alla Camera, sulle modalità di richiesta e liquidazione del bonus da 600 euro in favore dei lavoratori autonomi, parlando di “accuse infondate”.
“Rimando a tutti i mittenti le accuse alle strutture dell’Inps” che “ha dato lacrime e sangue per pagare tutto quello che c’era da pagare”, ha proseguito. “Io continuerò a servire il Paese attraverso l’Istituto che ho l’onore di rappresentare” anche dopo il caso del bonus da 600 euro in favore dei lavoratori autonomi poi finito a 5 parlamentari e a 2.000 politici locali, ha assicurato Tridico.
“Sono amareggiato da questa storia” ma assicuro che “l’Inps è vittima non carnefice” della vicenda dei bonus Covid ai politici. Il presidente dell’Inps ha ripercorso le tappe che hanno fatto emergere la vicenda dei furbetti dei bonus Covid ricordando che “il direttore di Repubblica, Molinari, il 7 agosto mi ha chiesto conferma dei nomi dei parlamentari, che non gli ho dato. Quindi la notizia non è uscita dal sottoscritto. La notizia dei 2.000 politici a livello nazionale e dei 5 deputati l’ho condivisa a fine maggio con il cda dell’istituto, per permettere poi di poter fare le verifiche del caso, ma non i nomi”, ha puntualizzato Tridico.
Pronta la replica della direzione di Repubblica: “Venerdì 7 agosto Repubblica ha chiesto al presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, una conferma della notizia sul bonus Iva percepito da cinque parlamentari. La notizia era arrivata al giornale tramite un’altra fonte la cui identità non sarà rivelata in linea con quanto scritto nel codice deontologico dei giornalisti”.
Ma “il 9 agosto esce la notizia senza i nomi perché i nomi non li sa nessuno, non li dà l’istituto che garantisce la privacy. Anche oggi nessuno ha dato i nomi, si sono autodenunciati negli ultimi giorni sia per i politici nazionali che locali”, ha precisato Tridico. Durante la diffusione della pandemia, “con il decreto Cura Italia il governo ha risposto mettendo a disposizione 10 miliardi di euro per dare una risposta veloce a chi ne aveva bisogno. Erano momenti convulsi, l’Istituto ha risposto in maniera efficace, in 15 giorni, predisponendo una misura che non esisteva e lo ha elargito, come da impegno chiesto dal governo e dal presidente del Consiglio in tempi rapidi. Così al 15 aprile sono stati elargiti 2,7 milioni di bonus, fino ad arrivare a 4 milioni”. Tuttavia, “le procedure di verifiche sono ancora in corso” dopo i primi mesi in cui c’era la necessità “di pagare e non di controllare subito ma successivamente”.
La procedura costruita dall’amministrazione per elargire il bonus “si basa sulla legge”, ha avvertito. A sua difesa Tridico ha snocciolato alcune cifre elargite dall’Istituto che “al 13 agosto ha pagato 13 milioni di euro di Cassa integrazione a 6 milioni di persone e 4,1 mln di bonus da 600 euro il primo mese, ad aprile. Abbiamo pagato il Reddito di emergenza per circa 300.000 lavoratori, bonus Baby sitting per circa 600.000 richiedenti, estensione della legge 104 per circa 195.000 beneficiari per un totale di 13,3 milioni di persone. Inoltre, durante quel periodo sono state lavorate prestazione Inps per 41 milioni di persone o aziende. Sostanzialmente, sommando le due cifre 13,3 mln più 41 mln, si evince che tutto il Paese ha avuto a che fare con l’Istituto in quel periodo”, ha concluso.
“Prima abbiamo pagato e ora stiamo recuperando l’indebito” percepito dai non aventi diritto, ha continuato Tridico, aggiungendo che “i recuperi dell’indebito dell’Istituto sono storici e vanno molto prima della mia gestione. Le verifiche continuano ma non sono passati due anni ma mesi. A marzo ed aprile si è fatto bene a pagare tutto e subito. Successivamente per migliorare l’autodichiarazione poteva essere un mezzo, autodichiarazione che noi con l’Agenzia delle Entrate dobbiamo anche controllare per il recupero dell’indebito”, ha suggerito.
Intanto, ieri l’Inps ha chiesto al Garante della Privacy come trattare i dati degli altri nomi dei politici che hanno ricevuto il bonus e non si sono autodenunciati. Il Garante “ha bisogno di un approfondimento, che è in corso” e quindi l’Inps aspetterà prima di prendere dei provvedimenti ma dall’Istituto “non c’è stata una caccia alle streghe” per smascherare i politici che hanno chiesto il bonus Covid.








