«Non si possono attendere ancora a lungo il salario minimo e la legge sulla rappresentanza sindacale, che non sono soluzioni alternative, ma complementari». A rilanciare quest’urgenza è il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, che sottolinea «credo sia arrivato il momento di prendere decisioni concrete e il prima possibile, data la situazione di difficoltà spinta dalla pandemia e ora ulteriormente dall’inflazione, che richiede anche un importante sforzo di sterilizzazione degli aumenti dell’energia».
«La contrattazione collettiva nel nostro Paese ha portato aumenti salariali ma in molti settori ha smesso di svolgere questo ruolo 30 anni fa, a causa della frammentazione del mercato del lavoro, della scarsa rappresentatività sindacale nei settori nuovi e della aziendalizzazione dei contratti, che hanno generato contratti pirata e ribassi salariali», dice in un’intervista su Avvenire.
«Oggi abbiamo circa 985 Ccnl registrati, di cui oltre tre quarti di dubbia rappresentatività ma, in assenza di una legge, perfettamente legittimi. Da una parte quindi una legge sulla rappresentanza evita la proliferazione, attraverso l’individuazione di contratti leader. Dall’altra un minimo legale, che facendo riferimento alle indicazioni Ue potrebbe essere intorno ai 9 euro lordi l’ora, fissa una soglia sotto la quale non si può scendere. Serve un approccio combinato di queste due misure», conclude.
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