Una donna al Quirinale? Non basta che sia femmina, serve un nome autorevole. Così la storica della medicina, Eugenia Tognotti, spiega la sua posizione rispetto all’appello di un gruppo di professioniste del mondo dello spettacolo e della cultura per avere “una donna” nel ruolo di Presidente della Repubblica.
«Basta che sia femmina? La risposta è no» scrive in un’opinione su La Stampa. E «non solo sbagliato, ma anche controproducente» perché «destinato com’è al fallimento». Ragiona Tognotti: «Se è sacrosantamente vero che l’Italia è in ritardo negli interventi sulla parità di genere in tutte le sue forme ed è evidente lo squilibrio della rappresentanza dei due sessi nelle istituzioni e in ruoli chiave del potere».
«E se, ancora, è incontestabile che in Italia ci sono innumerevoli donne provviste di titoli, meriti, competenze, percorsi d’eccellenza nei più vari ambiti, la domanda è: c’è una donna che – hic et nunc, nel mare in tempesta che stiamo attraversando – autorevole, provvista di esperienza politica (e sangue freddo), competenze istituzionali e senso di laicità dello stato democratico, capacità di rappresentare al meglio l’Italia sulla scena europea e non solo (anche senza essere “un titano della diplomazia internazionale”, per riprendere il complimento di Boris Johnson all’inarrivabile Angela Merkel )?».
La storica a questo punto risponde chiedendosi: «Se questo nome c’è, insomma, capace di mobilitare un consenso il più possibile ampio tra quelle stesse forze politiche perché non ingaggiare una battaglia “vera”, in campo aperto, piuttosto che vestire i panni di avvocate di una causa persa?».
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