L’economista Tito Boeri evidenzia in un articolo su “Repubblica” le otto principali lacune – per usare un eufemismo, precisa l’ex presidente dell’Inps – del bando di gara per l’acquisizione di nuovi banchi individuali a rotelle per le scuole, necessari, secondo la ministra Azzolina, per mantenere il distanziamento fisico fra gli alunni e ridurre il rischio di contagio.
Primo, il lotto minimo previsto dalla gara è superiore all’intera capacità produttiva nazionale: 200 mila banchi e 70 mila sedie consegnate e montate in tre settimane.
Secondo, mettendo insieme i requisiti di partecipazione (avere prodotto 400 mila banchi nei tre anni precedenti e avere già fornito scuole italiane), si ottiene un insieme vuoto: nessuna azienda è in grado di soddisfarli.
Terzo, il bando non sa fornire alcuna indicazione su quali scuole vorranno quanti banchi, di che tipo e con quali servizi accessori.
Quarto, viene richiesta “flessibilità dimensionale” sul 20% dei prodotti offerti senza chiarire in cosa consista questa flessibilità.
Quinto lo smaltimento dei vecchi banchi entra nella gara, ma questo servizio non può concorrere alla formazione del prezzo.
Sesto, nonostante nelle condizioni attuali capiti spesso che le imprese promettono ma poi non consegnano quanto promesso, perché non richiedere nel bando delucidazioni su come l’offerente prevede di onorare il contratto (quanti banchi ha in magazzino, quanti ne può produrre al giorno, etc.) e indicare penali particolarmente severe che dissuadano da comportamenti opportunistici?
Settimo, i punteggi assegnano più peso alla quantità che alla qualità.
Ottavo, ma non per importanza, la commissione giudicatrice avrà 4 giorni per decidere quando gare di questo tipo richiedono normalmente 40 giorni. Il rischio di fare scelte sbagliate è altissimo.
Questi difetti del bando sono dovuti, conclude Boeri, più a incompetenza che a convinzioni ideologiche o alla fretta.








