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Terzo anno nero per l’industria, produzione -0,2% nel 2025 | L’analisi dell’Istat

Ancora un anno nero per la produzione industriale italiana. Il 2025, certifica l’Istat, chiude con una flessione dello -0,2%: un segno negativo per il terzo anno consecutivo, seppur meno marcato rispetto al -2% del 2023 e al -4% del 2024.

Solamente l’energia, tra i principali raggruppamenti di industrie, registra un incremento. Mentre nell’ambito della manifattura, a fare peggio sono il settore tessile e la fabbricazione dei mezzi di trasporto.

In controtendenza, brilla la farmaceutica ma fanno bene anche l’elettronica e l’alimentare. Se si guarda al solo mese di dicembre scorso confrontandolo con dicembre 2024 si registra una produzione in crescita del +3,2%.

Anche la produzione dell’industria automotive, indica l’Anfia (Associazione nazionale filiera industria automobilistica), a dicembre scorso inverte il trend negativo dei tre mesi precedenti e registra un balzo (+13,5%) ma comunque chiude il 2025 con una flessione che per gli autoveicoli sfiora il -20% rispetto al 2024.

Un quadro che apre ad un nuovo attacco da parte dei consumatori e dei sindacati e delle opposizioni contro il governo. Ma proiettando lo sguardo in avanti c’è chi vede un’inversione di tendenza alle porte.

L’industria italiana nel 2025 è ancora oltre cinque punti sotto i livelli del 2021, evidenzia la Cgil, “mentre il ministro Urso continua a evocare un presunto ‘rinascimento’”, dice il segretario confederale Gino Giove, sollecitando scelte chiare, investimenti pubblici mirati e una strategia di lungo periodo.

Il tonfo dell’auto arriva anche in parlamento. Rispondendo al question time alla Camera, il ministro delle Imprese e del made in Italy sottolinea che la crisi di Stellantis, che ha riportato perdite per oltre 22 miliardi con il cambio di strategia sull’elettrico, “è da tutti attribuita al Green deal e in modo specifico alla conduzione di Tavares. Oggi siamo noi a indicare la strada all’Europa”.

Urso rimarca la strada del governo per il rilancio industriale, indicata nel Libro bianco Made in Italy 2030, e i segnali di ripresa in vista. Sottolineando la crescita di dicembre. Confcommercio parla di “un progressivo netto miglioramento” e “anche se è presto per immaginare una forte ripresa nel 2026, alcuni presupposti si stanno consolidando”.

Non sono d’accordo i consumatori, che chiedono al governo di sostenere i consumi delle famiglie e recuperare il potere d’acquisto: il terzo calo di fila dimostra “il cattivo stato di salute dell’industria italiana” e riflette i tagli di spesa operati dalle famiglie in difficoltà, dice il Codacons.

“È un tunnel in cui le imprese sono entrate nel 2023 e dal quale non riescono a uscire”, afferma l’Unione nazionale consumatori. A completare il quadro “di un’industria che arretra e della propaganda che avanza”, incalza la Cgil, ci sono le crisi industriali: al Mimit, secondo i dati rilanciati dal sindacato, sono aperti tavoli che coinvolgono 103 aziende e oltre 131mila lavoratori, cui vanno aggiunte le vertenze gestite a livello regionale.

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