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Territori, asset, sicurezza: ecco i nodi ancora aperti | L’analisi

Ventotto punti, poi ventiquattro, poi diciannove. Tre piani di pace per l’Ucraina elaborati in momenti diversi, in luoghi diversi, con registi diversi. Tre piani che sono ancora un work in progress e che, difficilmente, a stretto giro si fonderanno in un solo testo ufficiale. Ma, è già a partire dalle bozze che appaiono chiari alcuni dei nodi principali che Usa, Ue e Ucraina saranno chiamati a sciogliere. Si tratta di punti dirimenti che non riguardano solo l’integrità del territorio di Kiev ma anche il contesto di sicurezza in cui l’Europa sarà chiamata a trovarsi.

LA SOVRANITÀ DELL’UCRAINA

È in questo capitolo che rientrano due punti fondamentali sul quale dovrà svilupparsi il negoziato. Il primo è la questione territoriale. La proposta iniziale di Donald Trump prevedeva che Kiev cedesse alla Russia una quantità di territori maggiore di quella effettivamente occupata dai russi. Irricevibile per l’Ucraina e l’Ue. Nella controproposta si sottolinea che i negoziati debbano partire dalla linea di contatto sul fronte. Ma non si fanno elenchi, rimandando la questione a un secondo momento. E partendo da un principio: “Nulla si decide senza Kiev”. Da qui, ad esempio, partono i dubbi anche sulla possibilità, indicata da Trump, che l’energia della centrale di Zaporizhzhia sia distribuita equamente tra Russia e Ucraina.

LA SICUREZZA

Sulle dimensioni dell’esercito di Kiev la partita è aperta. Il piano di Trump prevedeva un limite di 600mila militari. Dopo i colloqui di Ginevra le unità sono aumentate a 800mila, secondo alcune bozze circolate nella città elvetica. Da Luanda, Ursula von der Leyen ha alzato ulteriormente il tiro sottolineando come debba essere l’Ucraina a decidere sul suo esercito. Anche sull’ingresso di Kiev alla Nato i giochi non sono chiusi, almeno per gli europei. La controproposta al piano Trump, che la escludeva tout court, è che in teoria l’Ucraina potrebbe entrare nell’Alleanza, se ci sarà il consenso dei suoi membri.

ASSET RUSSI

Per l’Ucraina e gli europei è un punto dirimente che parte da un principio, la Russia dovrà risarcire Kiev per i danni della guerra. Non è un caso che, a Bruxelles, la volontà è di andare avanti sull’uso dei beni russi congelati. Il piano da 28 punti congegnato da Steve Witkoff e Kirill Dmitriev prevedeva qualcosa di diverso: agli asset russi andavano affiancati 100 miliardi dall’Ue. E a beneficiare per il 50% della ricostruzione post-guerra sarebbero state le imprese statunitensi. Un simile dibattito riguarda le sanzioni contro Mosca. A dispetto della proposta iniziale il contropiano emerso a Ginevra prevede che il ritorno alla normalità sia analizzato caso per caso.

IL COINVOLGIMENTO UE

Tra i punti del piano Trump che più hanno irritato gli europei figuravano quelli in cui si prevedeva cosa farà e non farà l’Unione. Tutte queste questioni, ha avvertito da Luanda Antonio Costa, non possono essere programmate senza l’Ue. E anche Donald Tusk ha puntato il dito contro l’eventuale presenza di caccia europei sul territorio polacco. “Nessuna decisione può essere presa su di noi senza il nostro consenso”, ha tuonato. L’ingresso di Kiev nell’Ue è citato di fatto in tutte le bozze. È una questione comunque sensibile per Bruxelles, visto il veto finora posto dall’Ungheria.

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