“Ci siamo insediati lo scorso luglio e questa è stata la nostra prima uscita pubblica, anche se abbiamo già fatto altri interventi. Io sono un professore di diritto del lavoro, sono abituata a stare tra le carte, no, non mi aspettavo tanto clamore”. Lo dice al Corriere della Sera Paola Bellocchi, presidente della Commissione di garanzia sugli scioperi.
In merito allo sciopero generale proclamato da Cgil e Uil, Bellocchi osserva che “non è una bocciatura. A fine ottobre, noi abbiamo esaminato il documento di proclamazione della protesta e da subito ci è parso che non corrispondesse a uno sciopero generale, ma fosse uno sciopero solo di alcune categorie, altri si erano già organizzati in ulteriori altre venti proclamazioni di scioperi generali regionali”.
“Così come è stato proclamato sembra uno sciopero a’ la carte. Ma la Commissione non può accettare questa interpretazione soggettiva, altrimenti avremmo uno sciopero generale ogni giorno”, ribadisce.
Bellocchi precisa che “noi il ministro non lo abbiamo sentito e io non l’ho mai incontrato. C’è stata un po’ di strumentalizzazione. Do una data: la nostra decisione è dell’8 novembre, quindi prima delle parole del ministro, ed è arrivata dopo un’accuratissima istruttoria. Abbiamo deliberato che non c’erano i requisiti e lo abbiamo comunicato alle confederazioni proclamanti, il nostro è stato quindi un intervento precedente. Le dinamiche politiche non hanno in alcun modo condizionato la nostra decisione che non è stata né arbitraria né capricciosa”.
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