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Stefano Merler (Ricercatore): «L’indice Rt ci ha permesso di anticipare l’epidemia. Per monitorare la malattia grave, meglio calcolarlo sui ricoveri»

«L’indice Rt ci ha permesso di anticipare l’epidemia ma ora calcoliamolo sui ricoveri». Lo afferma Stefano Merler, ricercatore che lavora per la fondazione Bruno Kessler di Trento e che dal febbraio 2020 crea modelli per lo studio della pandemia, intervistato da Michele Bocci per la Repubblica.

Dottore, usare l’Rt adesso potrebbe penalizzare le Regioni, come sostengono in molti, tra i quali anche alcuni governatori? «Va fatta una premessa. Tocca alla politica dare un obiettivo al Paese. Prima si deve pensare dove si vuole andare, poi si decide adottando politiche più o meno aggressive. La scienza osserva, dice quello che può succedere e dà solo delle indicazioni».

Intende dire che deve essere il governo a togliere valore all’Rt sintomatico? «Nel sistema di monitoraggio l’Rt è uno dei tanti indicatori che vengono utilizzati per calcolare il rischio che in una Regione l’epidemia cresca. Può essere basso, moderato o alto. La scienza ha quantificato il rischio e fino ad ora l’ha fatto bene».

«Abbiamo detto che quando l’Rt è sopra 1 non si gestisce bene l’epidemia e se è a 1,2 c’è una forte progressione di casi. Lì finisce il ruolo della scienza. È stata la politica a trasformare l’Rt in un indicatore a sé stante, che manda in arancione o in rosso quando il rischio è moderato o alto».

«Sempre la politica, ad esempio, ha abbassato da 1,25 a 1 la soglia che porta in arancione. Se l’obiettivo era quello di mitigare l’epidemia senza strozzare l’economia, si può dire che non è stata una scelta sbagliata».

«Adesso – prosegue Merler – si può anche pensare a un sistema dove l’Rt non è più un valore cardine, cioè a farlo ritornare quello che era, uno dei 21 indicatori. L’unica cosa secondo me imprescindibile è il monitoraggio. Ci permette di fare una buona classificazione del rischio e senza quella non si sarebbe potuti intervenire in modo adeguato».

Le Regioni hanno chiesto di sostituirlo con l’Rt degli ospedalizzati, ha senso? «Ci sono i pro e i contro nei due Rt. Quello sui ricoverati permette di monitorare meglio ciò che ci sta più a cuore, cioè la malattia grave che richiede le cure ospedaliere. Se si va, auspicabilmente, verso molti casi di malattia blanda può avere un senso introdurlo, dall’altra parte però io non rinuncerei all’Rt sintomi», «perché ci avverte precocemente su dove sta andando il virus, in particolare adesso che non abbiamo ancora vaccinato tutti. Se c’è un’epidemia che circola tra trentenni e quarantenni dobbiamo accorgercene».

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