Stefano Folli (la Repubblica): «Nello scenario politico dei prossimi mesi, la partita del governo si intreccia a quella delle forze politiche per il Quirinale»

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«Uno dopo l’altro, i tasselli del dibattito pubblico stanno trovando il loro posto nel quadro generale. Se ne ricava una prospettiva destinata a segnare i prossimi mesi». Su Repubblica, Stefano Folli si incarica di tracciare lo scenario politico per i prossimi due anni.

«Due piani s’intrecciano e si condizionano: quello del governo e quello più partitico che ha la sua scadenza decisiva nel rinnovo della presidenza della Repubblica. Gli elementi da considerare – sottolinea – sono almeno quattro. Il primo punto lo ha appena imposto Draghi con il discorso in Parlamento sul Recovery Plan. In cui è evidente che il nodo politico coincide con le riforme strutturali annunciate e indispensabili, in quanto connesse al successo degli investimenti attesi».

«Secondo punto: dove trova Draghi la forza politica che gli serve, anche rispetto alla sua frastagliata coalizione? Nell’essere l’ultima carta che l’Italia può giocare. È interesse dell’Europa che il piano riesca, come testimoniano le analisi dei maggiori quotidiani (di recente Financial Times e Le Figaro). Inoltre il presidente del Consiglio può contare sul rapporto privilegiato con la Casa Bianca, in sintonia con la visione euro-atlantica secondo cui l’Unione è tanto più forte quanto più è salda la relazione con Washington. Tutto ciò può non bastare a vincere le resistenze interne, ma è la sola strada possibile».

«Terzo punto: se Draghi si avvia a svolgere un ruolo centrale (“inevitabile” secondo il Figaro) nella Ue in crisi di leadership, è logico che prima debba risistemare la casa Italia, quanto meno le fondamenta. Di nuovo: i tempi non sono prevedibili, per cui i partiti non possono essere emarginati, ma nemmeno assecondati nel loro attendismo spesso inerte. Ne deriva — quarto punto — che il presidente del Consiglio sarà indotto nei prossimi mesi a mescolare il decisionismo con un lavoro costante di convincimento e mediazione nella sua maggioranza. Consapevole che alle sue spalle si è aperta una partita tutt’altro che banale».

«La destra, intesa come Salvini e all’esterno del governo Giorgia Meloni, è divisa ma condivide una strategia elettorale, volta ad accumulare consensi in vista del prossimo voto (nel ’22 o nel ’23). Il centrosinistra, legato ai 5S di Conte, ragiona in termini più sofisticati. Enrico Letta si sforza di spingere Salvini fuori dall’esecutivo: non è detto che gli riesca, ma il motivo è chiaro. Nel secondo semestre il gioco politico ruoterà intorno al Quirinale. Non tanto per individuare fin d’ora il nome del successore di Mattarella, quanto per definire i confini del campo (magari comprendendovi Berlusconi). Si tratta di stabilire chi sarà il regista dell’operazione, chi tirerà i fili».

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