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Stefano Folli (la Repubblica): «L’equilibrio in Parlamento e lo snodo della nomina dei presidenti di Camera e Senato»

Oltre alla nomina dei ministri, l’elezione dei presidenti di Camera e Senato si presenta come un passaggio molto indicativo per l’avvio del prossimo governo.

Così Stefano Folli su Repubblica che lo definisce “passaggio insieme politico e istituzionale, dal momento che servirà a definire gli equilibri in Parlamento e in un certo senso a indicare il clima dei rapporti fra maggioranza e opposizione.

Giorni fa il tema era affiorato sui giornali con la suggestione di un centrodestra disposto a concedere alle opposizioni la presidenza di una delle due assemblee.

Si attribuiva l’idea a Giorgia Meloni, come pegno di una “normalità” istituzionale premessa della reciproca legittimazione delle forze in campo Tuttavia, così come era emerso, il tema si è inabissato.

Ora siamo di nuovo davanti a un bivio. Giorgia Meloni può riallacciarsi a una tradizione non disprezzabile della Prima Repubblica, nell’intento di rendere più fluidi i rapporti parlamentari e trasmettere un messaggio positivo anche all’estero.

Oppure – spiega Folli – può restare nel solco della consuetudine più recente. Nella seconda ipotesi non ci sarebbe nulla di scandaloso e nemmeno di inappropriato.

Nel primo caso, tuttavia, si darebbe un segnale di novità a tutto campo. Qualcosa di sorprendente, considerate le abitudini di una politica rissosa e spesso mediocre. Diciamo che tutto lascia presumere che il centrodestra vorrà tenersi strette entrambe le presidenze.

Si avverte a destra una discreta fame di poltrone e nessuno dai banchi dell’opposizione che possa ergersi a giudice, dati i precedenti. Comunque vada, la vicenda delle due presidenze sarà il primo test per la leadership della vincitrice del 25 settembre.

Per quanto l’evento sia improbabile, dare una delle due Camere al centrosinistra — magari il Senato, dove la maggioranza è più sottile — significa far intendere ai due “alleati”, Salvini e Berlusconi, chi detiene lo scettro all’indomani delle elezioni.

Rivendicare le due presidenze, viceversa, vuol dire cederne poi una alla Lega e una a Forza Italia. A seconda dei punti di vista – conclude l’editorialista – può essere un intelligente compromesso oppure un pericoloso cedimento. Il primo di una lunga serie”.

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