Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Stefano Cappellini (la Repubblica): «La destra ha una nuova padrona si chiama Giorgia Meloni»

“La destra ha una nuova padrona, si chiama Giorgia Meloni e sarà lei — se la coalizione vincerà nel 2023 — ad andare a Palazzo Chigi. L’unico che non sembra averne preso atto è Matteo Salvini”.

Stefano Cappellini su Repubblica passa in esame la situazione post voto in casa Lega tracciando un quadro tutt’altro che lusinghiero: “I primi indizi dopo il rovescio alle amministrative – funestate per Salvini dal sorpasso di Fratelli d’Italia, dall’emorragia di voti al Nord e dalla definitiva archiviazione del progetto Sud dove la Lega viaggia ormai a percentuali da cespuglio – dicono che l’ex ministro dell’Interno vuole accentuare la distanza dal governo Draghi.

Se fino a strappare e a uscire dalla maggioranza, si vedrà. Curioso che anche in questa sua reazione d’istinto finisca per fare esattamente ciò che gli chiede Meloni, lesta dopo lo spoglio a invitare il resto del centrodestra a salutare il governo di unità nazionale per aggregarsi a lei. Per subordinarsi a lei.

Nella strategia suicida di Salvini – osserva Cappellini – manca in effetti solo questo passaggio, passare all’opposizione prima delle Politiche, così da disperdere anche l’investimento della partecipazione all’operazione Draghi, arrivando al voto da copia sbiadita della leader di FdI, che all’opposizione c’è stata dal primo minuto e può ora lucrarne i vantaggi.

L’effetto più probabile di questo stallo è che nella destra italiana riparta una rincorsa populista, con Salvini a inseguire vanamente Meloni, e l’inutile ruolo di Forza Italia nelle vesti di portatore d’acqua ai partiti sovranisti.

Rincorsa doppiamente inutile dato che sul tema della guerra, e sui numerosi dossier che ne discendono, Meloni ha già preso l’unica posizione sensata per un partito di destra con ambizioni di governo, lasciando anche in questo caso a Salvini il ruolo del contestatore, condiviso in questo caso con Giuseppe Conte che a sua volta è uscito dal voto evocando scenari di fuga del M5S dalla maggioranza.

Situazione paradossale: la destra che sta al governo è agitata da un leader anti-sistema, la destra che sta all’opposizione e sbraita contro il sistema ha scelto la linea responsabile sul tema più delicato. Risultato, Meloni incassa da due fronti, Salvini da nessuno.

La Lega ha a questo punto due strade. Una è assecondare la confusione espressa da Salvini e acconciarsi a provare a vincere le elezioni al traino di Meloni.

La seconda – conclude l’editorialista – è ricordarsi delle ragioni che l’hanno spinta a entrare al governo e provare a ragionare su schemi diversi, magari favorendoli con una nuova legge elettorale”.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.