Stefano Caldoro (Consiglio Regionale Campania): «Con il federalismo fiscale si è reso strutturale il divario di salute tra Nord e Sud. Riprogrammando i fondi europei si potrebbe dare vita a un “Reddito di salute”»

«Con il federalismo fiscale è stato reso strutturale solo il divario di salute tra Nord e Sud, dovuto anche a una storica debolezza del sistema sanitario nel Mezzogiorno. Siamo dinanzi a un sistema che incentiva la migrazione sanitaria, con la complicità dello stato centrale. Cambiando i criteri di riparto del fondi del SSN, assicurando un riequilibrio della quota capitaria di accesso al Fondo, il Sud avrebbe una maggiore disponibilità finanziaria, che consentirebbe il mantenimento della garanzia dei LEA». Così Stefano Caldoro, capo dell’opposizione di centro-destra in Consiglio Regionale della Campania, in una lettera su il Foglio Salute.

«Ci sono drammatiche differenze – scrive – nelle aspettative di vita e di sopravvivenza dei cittadini residenti al Sud, i quali vivono in alcune fasce di età mediamente 20 mesi in meno rispetto ai cittadini del Nord. La sanità privata ha una maggiore capacità di offerta nelle aree del Centro Nord, dove il reddito dei cittadini è più alto. Per cui anche la quota dei 30 miliardi di spesa degli italiani nella sanità privata è maggiormente collocata nella parte centro-settentrionale del Paese».

«In tale direzione – sottolinea- va la proposta che ho recentemente formulato di un “Reddito di Salute” strutturato su due direttrici: un fondo per l’assistenza sanitaria integrativa sul modello mutualistico e un sistema sanitario pubblico con le aziende ospedaliere e strutture accreditate. Saranno cinque milioni i cittadini esenti dal ticket e destinatari della misura di sostegno, gestita dai medici di medicina generale. La copertura economica potrebbe cubare circa 15 miliardi di euro da destinare ai cittadini a basso reddito attraverso un assegno di salute di 600/800euro anno per almeno un triennio».

«Le risorse possono essere attinte dall’ormai tristemente famoso Mes dedicato alla sanità, dal Recovery Fund (che stanzia però solo 9 miliardi per la Salute) e dalla riprogrammazione dei fondi europei per il Sud: Programmi Regionali FESR/FSE, Pon nazionali per il Sud, Programmi Complementari POC, nuovi PON nazionali, obiettivi di servizio, premialità e lo stesso FSC».

«Insomma», conclude Caldoro, «una riprogrammazione dei fondi europei, non impegnati e in ritardo di utilizzo. In questo modo si concentra la spesa in un unico piano per il Mezzogiorno, con la condivisione di tutte le Regioni del Sud. Un piano di azione macroregionale».

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