«In tempi passati, ma recenti, parlo del 2017 e del 2018, si metteva sul Fondo sanitario nazionale 1 miliardo di euro in più all’anno. Poi siamo riusciti a metterne 2 nel 2019 nella legge di Bilancio. Poi in epoca Covid siamo arrivati a 6 miliardi. E ora in un colpo solo». Grazie alle risorse europee, «abbiamo 20 miliardi per rilanciare il nostro Servizio sanitario nazionale». Per farlo il ministro della Salute, Roberto Speranza, intervenuto a Firenze in Consiglio comunale, rilancia una chiamata a «Stato, Governo, Regioni, Comuni, Ordini professionali, sindacati, imprese, professioni: serve un grande patto Paese» ribadisce «in cui si abbassino le bandiere di parte, si colga fino in fondo che c’è una priorità assoluta per il futuro dell’Italia e si lavori insieme».
«Oggi» dice Speranza «tutti noi siamo chiamati alla sfida di trasformare la più tremenda crisi che si potesse mai immaginare in un’opportunità di rilancio e ripartenza». La prima cosa da fare è «ricominciare a investire con tutte le energia di cui disponiamo sul Ssn», sulla sua «idea di universalità».
Per il ministro «è questo il patrimonio più prezioso del nostro Paese, che noi dobbiamo valorizzare con il massimo impegno». Innanzitutto, occorre «chiudere definitivamente la stagione dei tagli e riaprire una stagione di investimenti sul Ssn». Secondo, bisogna «capire che questo nostro Ssn, che ha valori e principi straordinari da conservare, va portato in un tempo nuovo. E portarlo in un tempo nuovo significa anche riformarlo, cambiarlo».
«Dobbiamo tutti assumere una grande consapevolezza», avverte Speranza: «L’Italia ce la farà se il Servizio sanitario nazionale sarà sempre più forte. Guai a mettere in contraddizione lo sviluppo del Paese, la sua capacità di crescere, con le regole e la forza del nostro Ssn. Vincere la battaglia sanitaria e avere presidi ospedalieri più forti, avere più medici e infermieri, avere una capacità migliore di risposta sui territori, è la grande premessa per una vera ripartenza dell’Italia».
Ma «non bastano un ministro, un Governo nazionale, una Regione, un Comune, e non bastano neanche i singoli pezzi di un universo largo« che comprende «università, ricerca, aziende farmaceutiche: per vincere questa sfida», insiste il ministro, servono «tutti coloro che possono dare un contributo» e che dovranno darlo «tutti insieme».








