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Marinella Soldi (presidente Rai): «Calano gli ascolti? La Rai deve cambiare»

Secondo quanto evidenziato, rispetto a due anni fa, questo autunno ha registrato un calo di circa 2 milioni di contatti in media al giorno nella tv tradizionale. Lo sottolinea Marinella Soldi, presidente della Rai, che esorta «c’è bisogno di dirle altro sul perché dobbiamo smettere di continuare a dire che il mondo è cambiato e poi non fare nulla per cambiare anche noi?».

«La Rai è tuttora considerata un riferimento: il pubblico dà un giudizio molto positivo? 8,35 su 10? sulla capacità della programmazione Rai di fornire elementi di conoscenza e valutazione sul presente, apprezza del servizio pubblico la rappresentazione plurale della realtà» afferma. «Raggiungiamo 30 milioni di italiani ogni giorno, oltre 20 milioni gli utenti registrati su RaiPlay, superiamo regolarmente i 10 milioni di spettatori con i grandi eventi da Sanremo allo sport, siamo capaci di generare fenomeni social e trasversali? pensiamo al Collegio? coniugare cultura e audience con appuntamenti come la prima della Scala e la nostra capacità di copertura del pubblico non ha eguali in Italia».

«Come tutte le aziende in questo momento, ma maggiormente per la nostra natura giuridica, abbiamo una sfida: avere una leadership e una gestione capace di un doppio sguardo. Da un lato rivolto all’immediato, per migliorarlo, producendo contenuti appetibili a costi competitivi e dall’altro rivolto al futuro, per essere rilevanti e centrali nei prossimi anni. Perché non rimangano solo parole abbiamo la responsabilità, con questo consiglio, di cambiare l’attuale assetto per metterlo al passo con i tempi».

«Il nuovo contratto di servizio 2023-27 rappresenta una grande opportunità, specie se collegata al nuovo piano industriale e, ci auguriamo, ai fondi del Pnrr: una triade importante e storica. Non si può investire nel nuovo e insieme lasciare intatto l’esistente: per questo dovremo compiere scelte, magari difficili, impopolari, ma non vedo alternativa. Il servizio pubblico è tale se parla a tutti i cittadini, non solo ad un pubblico più che maturo, come oggi».

«Con le ultime nomine abbiamo portato al vertice dell’informazione ottimi professionisti, tra cui tre donne. La questione femminile per me è questione di merito, più che di genere. Ma la gender equality ancora non è realtà, nel Paese, prima di tutto. In linea con la strategia nazionale, la Rai dunque può fare moltissimo per la parità di genere, con la sua programmazione E nella gestione aziendale. Se vogliamo essere rilevanti, inclusivi, sostenibili e credibili, dobbiamo iniziare a esserlo al nostro interno», conclude.  

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