«Il patto di stabilità e crescita è dovunque, tranne che nelle statistiche economiche». Lo scrive Francesco Grillo sul Messaggero parlando della stabilità dei Paesi Ue e delle regole da applicare: «Il patto di stabilità e crescita» scrive l’editorialista «è dovunque, tranne che nelle statistiche economiche. Si può parafrasare il premio Nobel, Robert Solow, per raccontare il paradosso di quello che è stato probabilmente il più controverso dei regolamenti che l’Unione Europea si è data».
«La Commissione Europea ha avanzato una proposta di revisione del patto che ha dei meriti. Ma anche dei limiti, che vale la pena discutere con urgenza per migliorare quello che continua ad essere un cardine dell’integrazione europea. La proposta della Commissione del 9 novembre scorso è diventata già parzialmente operativa con le linee guida annunciate dai Commissari Gentiloni e Dombrovskis e che gli Stati dovranno seguire per il prossimo anno».
«La novità vera» sottolinea «è però l’introduzione delle riforme e degli investimenti come leva per rendere meno oneroso l’aggiustamento. Esiste, però, proprio sulla questione delle riforme, un problema concettuale. Nonché un nodo politico. È verissimo che è riformando (anzi, riorganizzando) la macchina dello Stato che si può recuperare un equilibrio. Ma è altrettanto vero che è rischioso per la stessa Commissione assumere il ruolo del maestro che valuta, con una matita rossa e blu, i programmi dei governi nazionali. Magari sulla base di un qualche testo consolidato su cosa è un “buon governo”».
«Questo è un equivoco grave, perché la realtà è che navighiamo – noi e la Commissione – in complessità rese nuove da grandi discontinuità tecnologiche. Meglio, molto meglio semplificare ulteriormente concordando con i singoli Stati (e con l’intero Consiglio) pochi obiettivi che tutti possano comprendere. In maniera che quegli obiettivi diventino politici. E, tuttavia, il grande problema che il ventunesimo secolo ha è quello governare un’economia in un’epoca definita dal rischio. La sfida da vincere con pragmatismo» conclude Grillo «è quella di assicurare una “stabilità” sufficiente ai cittadini, mentre tentiamo di crescere adattandoci ad un contesto che esige strumenti completamente nuovi».
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