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Serve una riforma per selezionare la classe dirigente del Paese | L’intervento

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Ai sensi dell’art. 19 del cosiddetto Testo unico sul pubblico impiego (di cui al decreto legislativo n. 165 del 2001 e successive modifiche ed integrazioni) i titolari di incarichi dirigenziali apicali (ad esempio, segretari e direttori generali dei ministeri) cessano dal rispettivo incarico decorsi novanta giorni dal voto sulla fiducia al governo: è questo il cosiddetto spoils system italiano, che richiama il sistema ideato tradizionalmente negli Stati Uniti per garantire al Presidente eletto di poter disporre di una fidata “macchina burocratica” in grado di poter realizzare il programma di governo.

Recentemente si è tornato a parlare di spoils system in quanto alcuni ministri hanno manifestato la volontà di procedere a nuove nomine ai vertici dei dicasteri, accusati di servire ideologie diverse da quelle della maggioranza di governo. In disparte le considerazioni politiche, devono obiettivamente e sinteticamente valutarsi i pro ed i contro di questo sistema di scelta della classe dirigente del Paese.

E’ evidente, come si è detto, che il perseguimento degli obiettivi di governo può essere agevolato da apparati burocratici che godano della fiducia dell’esecutivo, in modo da poter portare avanti il programma sul quale si sono espressi i cittadini con il proprio voto; tuttavia, com’è altrettanto evidente, prevedere un sistema di assegnazione di incarichi di vertice in base alla “consonanza ideologica” di un dirigente piuttosto che alle relative capacità e competenze del candidato determina un vulnus nella qualità e nell’efficienza del servizio reso all’amministrazione pubblica, che infatti viene affidata a soggetti “fidati” più che “competenti”.

Del resto, una nomina fiduciaria determina uno stretto legame tra il nominante ed il nominato, con quest’ultimo che difficilmente si opporrà alla volontà del primo, determinando quale conseguenza pure una (ulteriore) perdita di fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni pubbliche.

In secondo luogo, uno spoils system avulso da scelte meritocratiche determina il quasi certo accantonamento della cura dell’interesse pubblico (ossia generale) a favore del perseguimento di obiettivi necessariamente “di parte”.

E sono proprio queste le critiche che vengono mosse allo spoils system anche negli Stati Uniti.

Per quanto riguarda l’Italia, l’eventuale riforma del sistema di selezione dei dirigenti pubblici andrebbe collegata ad una revisione più generale della regolamentazione degli apparati burocratici statali.

In effetti, una selezione basata sul merito e sulle capacità (e non solo sull’affinità politica) richiederebbe la previsione di (nuovi) meccanismi di controllo e valutazione delle performance dei dirigenti (magari da parte di autorità realmente indipendenti), oltre che un’implementazione della trasparenza e dell’accesso alle informazioni, al fine di rendere il sistema di selezione dirigenziale più partecipato e meno opaco.

Altro pilastro importante sul quale puntare è quello della formazione, sia nella fase di ingresso nei ruoli dirigenziali che nel prosieguo della carriera: ciò al fine di creare soggetti sempre meglio preparati e qualificati per svolgere i vari compiti loro affidati.

L’importanza di una riforma in tal senso non può essere sottovalutata, se è vero che l’inefficienza amministrativa causa seri ostacoli alla crescita economica del Paese in quanto la scarsa qualità dei servizi pubblici, la corruzione e la mancanza di efficienza rappresentano un freno per gli investimenti e per l’attrazione di imprese nel territorio, con conseguenze negative sull’occupazione e sullo sviluppo (oltre che ingenti danni a livello macro-economico: si pensi alla crescita del debito pubblico, ad esempio).

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