“Sarebbe davvero auspicabile che il 2024 fosse l’anno giusto per l’emanazione di una legge sulle lobby, che in Italia continuano a muoversi in un Far West”.
Lo scrive Ruben Razzante sul Messaggero ricordando che “ad oggi manca infatti una regolamentazione delle attività di lobbying che contribuisca a definire il perimetro entro cui rientra la legittima e necessaria attività di rappresentanza di interessi.
Chi difende presso le istituzioni le ragioni di categorie, imprese, realtà organizzate sul territorio può muoversi con disinvoltura e attraverso qualsiasi canale senza dover dar conto a nessuno di quello che fa.
Non c’è dunque trasparenza nei rapporti tra lobbisti e decisori pubblici e i provvedimenti presi da questi ultimi sono spesso figli di ingerenze indebite da parte di gruppi di pressione più forti di altri anziché di sintesi inclusive dei vari interessi in gioco, come dovrebbe essere in una democrazia matura.
Il risultato finale – osserva l’editorialista – è che spesso i cittadini non comprendono le finalità delle scelte legislative, nutrono il sospetto che esse rispecchino gli interessi di pochi e si allontanano dalle istituzioni considerandole non in grado di garantire il benessere collettivo.
Per sanare questa situazione, che rischia di acuire la frattura tra governanti e governati, è necessario intervenire con una legge che renda pienamente trasparenti i processi decisionali, affinché tutti i portatori di interessi abbiano la possibilità di far conoscere il loro punto di vista alle istituzioni e per consentire all’opinione pubblica di valutare chi effettivamente ha contributo a determinare le scelte compiute dai decisori pubblici.
Dal 1976 a oggi sono stati presentati in Parlamento oltre cento progetti di legge sulla rappresentanza degli interessi.
Nessuno di questi però ha avuto successo.
La conclusione è scontata: manca la volontà politica di discuterli seriamente e approvarli.
In Italia esiste solo alla Camera (non al Senato) un registro delle attività di lobbying, scarsamente alimentato e non aggiornato poiché gran parte degli incontri avvengono fuori dai palazzi del potere e senza alcuna rendicontazione.
C’è bisogno, quindi, di una risoluta e convinta iniziativa legislativa.
Visti i numeri in Parlamento – conclude – se partisse direttamente dalla maggioranza di Governo probabilmente marcerebbe più spedita e senza intoppi”.
Per saperne di più:

La rabbia di quei giovani tagliati fuori dalla società dei consumi | L’analisi di Don Claudio Burgio...

Ilija Srdanovic, cardiologo e capolista del movimento degli studenti in Serbia, indica la sua priori...

I professionisti risorsa strategica per il Paese | L’analisi di Marco Natali

Philippe Van Parijs, professore di Economia politica: “Reddito di base e tasse sulle grandi eredità ...

Sergio Nicoletti Altimari, vice dg della Banca d’Italia: “Serve cooperazione per ridurre gli squilib...






