I governi devono investire sul vaccino senza badare a spese. Lo afferma l’immunologo Sergio Abrignani, intervistato da Adriana Bazzi per il Corriere della Sera. Professor Abrignani, Moderna che cosa ci dice di più, con il suo vaccino, rispetto a quello della Pfizer annunciato qualche giorno fa? «Moderna dice che il suo vaccino protegge dall’infezione chi lo ha fatto, rispetto a chi non lo ha fatto, in oltre il 90 per cento dei casi. Come il vaccino Pfizer, in quanto a percentuali, ma con un vantaggio in più rispetto poi alla possibilità di mettere a disposizione questo preparato nel caso di vaccinazione su larga scala. Difatti, mentre il vaccino Pfizer deve essere conservato in ghiaccio secco (cioè attorno ai 70-80 gradi sotto zero, ndr), per il Moderna vanno bene -20 gradi, cioè un congelamento normale. E quindi è più facile da gestire».
Quindi avrebbe un vantaggio? «Sì, proprio se si pensa alla sua disponibilità pratica. E in prospettiva (visto che i vaccini allo studio sono decine) vincerà, alla lunga, chi offrirà la migliore logistica di distribuzione».
Ritorniamo, però, al tema centrale: questi vaccini funzionano davvero? Che prove scientifiche hanno alle spalle? Sembra di capire che la loro efficacia sia al momento «certificata» soltanto dagli annunci delle due aziende interessate… «È così, ma i dati, complessivi, si riferiscono a oltre 85 mila persone: quelle vaccinate, esposte nella vita quotidiana al virus, risultano meglio protette dalla malattia rispetto a quelle non vaccinate».
Al momento, però, questi dati non sono stati pubblicati sulle più autorevoli riviste scientifiche che rappresenterebbero il vero punto di riferimento per la loro certificazione. È così? «Sì, è così. Questi ultimi dati non sono stati pubblicati, è vero. Ma alcuni dati preliminari, sì, lo sono stati. Per esempio sull’efficacia di questi vaccini negli animali da esperimento, come i macachi, dove hanno stimolato una risposta immunitaria capace di difendere gli animali quando infettati con il coronavirus. Non dobbiamo, però, dimenticare che a distanza di dieci mesi dallo scoppio dell’epidemia, abbiamo comunque a disposizione dei vaccini. E questa è una notizia straordinaria. La ricerca ha bruciato i tempi».
Veniamo al problema della disponibilità e dell’accesso ai vaccini. In questo momento i governi, in tutta Europa, stanno acquistando i vaccini a «scatola chiusa», cioè prima di capire la loro reale efficacia. È accettabile? «In realtà, grazie a queste nuove ricerche, la scatola è mezza aperta. Ed è giusto che i governi si impegnino, economicamente, per garantire l’accesso ai vaccini alla popolazione, anche a costo di perdere soldi. È una scommessa che si gioca per il bene dei cittadini».
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