Sergio Abrignani (Immunologo e membro Cts): «La scienza italiana deve chiedere scusa: non è stata in grado di parlare con una voce sola»

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«La scienza italiana deve chiedere scusa: non è in grado di parlare con una voce sola». Ne è convinto l’immunologo Sergio Abrignani, direttore scientifico dell’Istituto Nazionale di Genetica Molecolare di Milano e membro del Cts, che in un’intervista al Corriere della Sera sottolinea: «il Covid-19 ci ha dimostrato più che mai che la scienza è in itinere».

Quindi, prosegue, «proprio perché il virus ci ha dimostrato che non c’è l’esattezza assoluta, ci sarebbe bisogno di un rapporto più sano tra scienza e politica. Ed è per questo motivo che parlo di fallimento della scienza italiana: al contrario di Paesi come gli Usa, la Gran Bretagna, la Germania e la Francia, noi purtroppo non abbiamo accademie delle Scienze che possono indicare i migliori esperti, deputati a parlare».

«Così ognuno può dire la sua: fareste mai commentare un intervento a cuore aperto a un ortopedico? No. Eppure durante questi lunghi mesi ognuno si è sentito in diritto di dire la sua. E gli scienziati, me compreso, non sono migliori degli altri uomini».

Per Abrignani «qualunque scienziato in buona fede deve ammettere che riaprendo il 26 aprile avremo più infezioni al giorno che se si fosse aperto a metà maggio, così come sarebbe stato meglio ripartire con i più fragili tutti vaccinati almeno con una dose, verosimilmente a giugno». Però, aggiunge, «un conto è la scienza, un altro è la politica che deve tenere in considerazione anche l’aspetto socio-economico di un Paese in ginocchio».

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