Senza solidarietà è a rischio l’industria europea. Così Adriana Cerretelli in un’analisi sul Sole 24 Ore: “Per decenni – scrive – è stata l’antesignana solitaria della battaglia per un clima migliore tra l’indifferenza dei grandi inquinatori, Stati Uniti e Cina in prima linea.
Oggi che clean tech ed economia a zero emissioni sono diventati il grande business del futuro, l’Europa si ritrova da un lato il cappio al collo dell’Ira americana, 369 miliardi di investimenti tra sovvenzioni e crediti fiscali per pompare il ‘made in Usa’ nell’industria verde e drenare capitali europei, e dall’altro piedi intrappolati nella rete cinese.
Presa nella morsa e a rischio di desertificazione industriale, l’Europa s’è desta, vuole reagire e contrattaccare. Sarà la volta buona?
Ci hanno provato Germania, Francia e Olanda a lanciare scommesse nazionali nel clean-tech, rispettivamente con 100, 55 e 45 miliardi di euro: esercizi sterili se in ordine sparso.
Per recuperare rispetto ad America e Cina, – sottolinea Cerretelli – ci vuole la forza d’urto del mercato unico, dell’Ue. Si è visto con pandemia, piano di rilancio e resilienza economica, crisi energetica e taglio dalla dipendenza russa, risposta comune alla guerra ucraina.
La strada è tracciata ma percorrerla non sarà facile. Ursula Von der Leyen, presidente della Commissione Ue, ha presentato il piano industriale per Green Deal e industria a zero emissioni.
Sarà discusso al vertice dei capi di Stato e Governo Ue il 9-10 febbraio. Dei 540 miliardi di aiuti di Stato autorizzati da Bruxelles dopo lo scoppio della guerra ucraina, la Germania ha usato il 49,3% del totale, la Francia il 29,9, l’Italia meno del 5.
Lo stesso è accaduto con il Covid: 3.000 miliardi in tutto, oltre il 50% targati Berlino, Italia 16%, Francia poco sotto. Con queste cifre e senza il correttivo della solidarietà europea, è evidente lo sconquasso che potrebbe investire il mercato unico.
Se davvero vuole difendere il futuro della sua industria e del suo benessere contro concorrenze sleali altrui – conclude – l’Unione non dovrebbe praticarle a sua volta e contro sé stessa”.
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