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Senza il Superbonus avremo 50 miliardi di investimenti in meno | Lo scenario

Il decreto sui crediti Superbonus è da cambiare. È questa la richiesta che è arrivata dalla moltitudine di organizzazioni che sono intervenute nel primo giorno di audizioni alla Camera, dalle associazioni imprenditoriali ai sindacati fino al movimento dei consumatori.

La Cna stima una possibile perdita di 50 miliardi di investimenti già dal 2023 e lo stop degli interventi per la messa in sicurezza degli edifici da terremoti e alluvioni.

La Cisl paventa un “domino di insolvenze che potrebbe riportare alla memoria l’esplosione della bolla dei sub-prime del 2008. Confartigianato teme la distruzione di 47mila imprese e 153mila posti di lavoro.

E dagli artigiani fino ai cosiddetti esodati del Superbonus sono tante le richieste: dal regime transitorio da introdurre prima della scomparsa di sconto in fattura e cessioni alla salvaguardia del sismabonus, dalla tutela di incapienti e redditi bassi ad un utilizzo ‘selettivo’ dell’F24.

Gli interventi hanno assunto toni drammatici con un rappresentante degli esodati che ha raccontato di “numerose e preoccupanti minacce di suicidi” tra le persone rimaste colpite dallo stop della cessione dei crediti.

“Stiamo lavorando, con grande senso di responsabilità, a favore di quei cittadini e di quelle imprese che sono rimaste vittima della normativa” dalla scorsa legislatura, ha rassicurato il relatore del provvedimento Andrea de Bertoldi di Fratelli d’Italia, in una nota.

Il deputato ha poi strigliato le banche definendo “inaccettabili” gli attuali tempi delle istruttorie” sui crediti relativi ai bonus e ha aperto a una valutazione di norme su “tempistiche limite, entro le quali si dovranno concludere” le pratiche.

Sul tema è intervenuto anche il ministro per le Imprese e il made in Italy, Adolfo Urso che ha rivendicato la stretta sul superbonus, “una macchina perversa che stava mettendo a rischio la finanza dello Stato”, ha detto in un confronto con il leader della Cgil Maurizio Landini all’assemblea di Fiom e Filctem.

Anche Landini ha riconosciuto che “è stato un errore dare il superbonus a tutti, senza legarlo al reddito” ma il suo giudizio sul decreto del governo è negativo. Se non modificato, il dl metterà a rischio migliaia di posti di lavoro nel settore edilizio, secondo la Cgil.

Anche dalla Uil è arrivata la richiesta di modificare il blocco delle cessioni dei crediti e gli sconti in fattura che “rischia di danneggiare fortemente non solo un comparto, ma un’intera politica, sia economica che ambientale”.

La prima urgenza, per il vicepresidente vicario di Confcommercio, edilizi, Lino Stoppani, è quella di affrontare e risolvere la questione dei crediti fiscali incagliati (circa 20 miliardi) per mancanza di cessionari” e procedere con “assoluta tempestività” per evitate una “crisi di liquidità sistemica”.

Confesercenti ha proposto la cartolarizzazione dei crediti fiscali a sostegno delle imprese in difficoltà a causa del blocco delle cessioni. L’iter parlamentare prosegue martedì con nuove audizioni tra le quali quelle di Confedilizia, Ance e Consiglio nazionale dei commercialisti.

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