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Sebastiano Messina (la Repubblica): «Nella lotta al Covid le Regioni hanno dato un pessimo spettacolo, ma anche lo Stato non ha la coscienza a posto»

Su Repubblica, Sebastiano Messina richiama il Governo e le Regioni alle loro responsabilità sul caos vaccini.

«L’ultimo bollettino di quella che il capo della Protezione civile ha giustamente definito “guerra” – 529 caduti solo ieri – ci rivela che la Regione Siciliana truccava i dati dei contagi, taroccava le cifre dei tamponi e “spalmava” i numeri dei morti», scrive.

«Segue l’annuncio che il governo ha bloccato – con l’obbligo di mini-quarantena e doppio tampone – gli stessi viaggi all’estero ai quali un mese fa aveva dato via libera, provocando, dopo la rivolta degli albergatori italiani rimasti senza clienti, pure l’ira dei tour operator che ora devono cancellare le già scarse prenotazioni».

«E anche se i telegiornali ci mostrano le immagini di un instancabile generale che passa da una città all’altra per riorganizzare la trincea delle vaccinazioni, noi prigionieri delle zone rosse siamo sempre più rosi dal tarlo di un dubbio amaro, si spera infondato: che in questo anno di guerra al Covid abbia finora prevalso il metodo all’italiana, quello dell’armata Brancaleone».

«E naturalmente è nelle Regioni che questo sospetto si alimenta di più, ogni giorno che passa. Gelose custodi dell’autonomia (e del potere) che la Costituzione assegna loro nel campo della gestione della sanità, di fronte all’emergenza Covid hanno collezionato una quantità di scivoloni senza precedenti».

«Alle Regioni erano state affidate alcune missioni decisive per la lotta al virus. L’aumento del 30 per cento delle terapie intensive e l’incremento del trasporto pubblico locale: missioni entrambe fallite. Ma questa strada porta dritti al ministro della Salute, al quale spettava il compito di indicare chi andava vaccinato prima e chi dopo. Cosa che Roberto Speranza ha fatto il 2 dicembre in Senato, annunciando che l’Italia aveva “opzionato” ben 200 milioni di vaccini».

«Eppure le Regioni, invece di applicare questo ordine di priorità, lo hanno – si dice così – interpretato. È stato aggiunto il “personale non sanitario” (486 mila dosi), e poi ognuno ha fatto di testa sua. C’è chi ha inserito gli avvocati, chi i magistrati, chi il personale amministrativo delle università, chi i giornalisti, chi i care-giver. Con il risultato che con la dicitura “altro” sono state somministrate un milione 319 mila dosi».

«Mentre gli anziani, i più esposti al rischio di essere intubati, sono finiti in coda. Senza che il ministro riuscisse a impedirlo. Le Regioni hanno dato un pessimo spettacolo, ma lo Stato non ha la coscienza a posto».

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