Sulla Stampa, la sociologa Chiara Saraceno commenta la riforma approvata ieri che abbassa da 25 a 18 anni il diritto di voto per l’elezione del Senato. «Con l’ingresso di circa 4 milioni di giovani tra i 18 e i 24 anni le prossime elezioni vedranno un sostanziale ringiovanimento dell’elettorato per il Senato, allineandolo a quello per la Camera. In parallelo, anche i candidati senatori potranno essere scelti tra coloro che sono in questa giovane fascia di età».
«Non si è riusciti a superare il bicameralismo perfetto, ma almeno si è eliminata una disomogeneità nell’elettorato attivo e passivo che francamente non aveva ragion d’essere, tanto più in una società invecchiata, che ha bisogno, per poter guardare al futuro, di non trascurare gli interessi, i punti di vista, le capacità, delle generazioni più giovani».
«È vero che questo allargamento dell’elettorato avviene dopo che è stato fortemente ridotto il numero dei parlamentari di entrambe le Camere, quindi è stato ridotta l’incidenza di ogni singolo voto. Ma dovrebbe diventare meno facile per i partiti e i loro candidati ignorare, o sottovalutare, le opinioni e le aspettative delle generazioni più giovani. Dovranno anche trovare forme di comunicazione, informazione e coinvolgimento adeguate. Non occorre essere giovanilisti a tutti i costi per riconoscere i giovani come legittimi portatori di interessi in proprio e non solo per mediazione di qualcuno più avanti con gli anni».
«E chi si scandalizza per il potere che hanno influencer come Ferragni, Fedez e molti altri, di orientare non solo (e soprattutto) i consumi ma anche idee su questioni oggetto di controversia politica, dovrebbe piuttosto interrogarsi sul perché la politica, e gli aspiranti influencer politici, non riescano più a intercettare l’interesse, l’intelligenza e le emozioni della maggior parte di noi, a prescindere dall’età, ma soprattutto degli elettori ed elettrici più giovani».
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