“A cosa è dovuta l’anarchia istituzionale in Italia?”.
Se lo chiede il costituzionalista Sabino Cassese.
“All’origine si è imboccata la strada sbagliata. La Costituzione riserva la profilassi internazionale esclusivamente allo Stato. Nonostante che il virus non rispetti i confini regionali, si è preferito, invece, riconoscere competenze concorrenti a Stato e regioni” scrive in un lungo editoriale sul Corriere.
“Ma questo avrebbe richiesto di far funzionare la collaborazione tra centro e periferia, perché i grandi servizi a rete, innanzitutto quello sanitario e quello scolastico, sono definiti dalle leggi nazionali”.
“Aperta la strada alle troppe voci, i protagonisti, alla ricerca di popolarità, hanno cominciato a battibeccare, confliggendo invece che cooperando, con un tira e molla che ha prodotto incertezza e stupore nell’opinione pubblica”.
“A questo punto, sul primo errore, che ha provocato il secondo, se n’è innestato un terzo: la proposta di ritornare a riformare la Costituzione, o riportando la sanità nella competenza esclusiva dello Stato centrale, o introducendo nella Costituzione una clausola di supremazia statale in caso di emergenza”.
“Ma questa è una strada irrealistica, sia perché le modifiche costituzionali sono difficili da realizzare, sia perché la sanità rappresenta circa due terzi delle risorse finanziarie regionali e più della metà del loro potere lottizzatorio, e le regioni farebbero quadrato contro la riforma“.
“L’impasse è stata accentuata dalla diversità del sistema politico regionale rispetto a quello statale“.
“Il primo è d’impianto presidenzialistico, il secondo è rimasto a struttura parlamentare. Su questo succedersi e accavallarsi di errori si è innestata una ultima fonte di confusione”.
“Come è noto, il Parlamento dovrebbe essere il luogo del dialogo-conflitto tra governo e opposizioni”.
“Ma, in una situazione nella quale le regioni sono per tre quarti nelle mani dall’opposizione, il governo preferisce dialogare e confliggere con le regioni, sia perché queste sono a loro volta divise, sia perché riesce ad ottenere un altro beneficio, quello di mettere su un binario morto il leader dell’opposizione“.
“Per uscire da questo labirinto, c’è un solo modo realistico. Occorre rendersi conto che la divisione dei compiti tra le istituzioni non vuol dire che esse non debbano lavorare insieme”.
“La separazione delle funzioni non impedisce che Stato e regioni cooperino, si mettano d’accordo”.








