Draghi sta spingendo le forze politiche a cambiare rotta. Lo sostiene Sabino Cassese.
«Nel rimescolamento delle carte – spiega -, la Lega riconosce le regole del gioco (l’Italia fa parte dell’Ue da 64 anni), mentre il M5S si avvia a continuare la sua trasformazione da movimento anti-sistema a forza di governo. Si tratta ora di vedere quanto schietti siano i protagonisti del nuovo corso e quanto questo sia duraturo».
«I partiti sono da tempo liquidi, lo sta diventando anche la politica, nel senso di non avere programmi, ma solo collocazioni negli schieramenti. L’assenza dei partiti-associazione, il leaderismo dei loro segretari, la tendenza a cogliere, improvvisando, gli umori passeggeri dell’elettorato, rendono le forze politiche fragili e questa fragilità si riverbera sulla democrazia. In questa fase di gestazione, s’è detto che il governo non può durare all’infinito e s’è affacciata l’idea di un governo più largo e più breve».
«Ma la Costituzione non prevede governi di durata predeterminata. Varare ora un governo di breve durata vorrebbe dire lasciare ai governi successivi la parte più ardua del compito. Infatti, il regime di eccezione per gli aiuti di Stato termina a fine 2021 e la clausola di sospensione del patto di Stabilità potrà esser estesa nel 2021 fino al 2022. Inoltre, una volta soppressa la clausola di sospensione, vanno riformate le regole finanziarie».
«Insomma, tra il 2022 e il 2023 riprendono vita le più stringenti disposizioni europee, dal cui rispetto siamo oggi esentati. Avere oggi un governo di unità nazionale guidato dall’italiano più apprezzato in Europa per poi cambiare governo domani, quando ce ne sarà più bisogno, sarebbe un palese errore. Anche perché pure gli obiettivi più condivisi del “piano di ripresa”, le grandi riforme, richiedono che il governo duri fino alla fine della legislatura».








