Su Avvenire, Alessandro Rosina ricorda che il primo luglio, è entrata in vigore la misura-ponte dell’Assegno unico e universale per i figli, che anticipa l’avvio a regime fissato per il primo gennaio 2022. Si tratta di una novità importante per le politiche familiari italiane. «L’assegno va finalmente nella direzione di superare la troppo a lungo ostinata debolezza, disomogeneità e frammentazione delle misure di sostegno economico alla genitorialità (in questo senso è “unico”)».
«Alla base c’è anche un importante cambiamento culturale che mette al centro il bambino stesso, con impegno del Paese a investire in modo solido sul suo benessere e sul suo sviluppo umano – quali che siano caratteristiche e condizioni dei genitori – dalla nascita fino alla maggiore età (in questo spirito è “universale”). Alla misura temporanea, che si esaurirà il 31 dicembre 2021, sono destinati tre miliardi aggiuntivi, che hanno soprattutto l’obiettivo di includere chi finora non beneficiava dell’assegno al nucleo familiare: figli di lavoratori autonomi, liberi professionisti, incapienti (quantificabili nel complesso in 1,8 milioni di famiglie)».
«Le misure di sostegno alle famiglie con figli camminano su due principali gambe. La prima è quella dei servizi di conciliazione tra tempi di vita e lavoro (come nidi e congedi), la seconda è quella del supporto economico alle responsabilità di cura e crescita. L’arrivo di un figlio può, infatti, sia aumentare la complicazione dell’organizzazione familiare, con ripercussioni anche nella dimensione occupazionale e professionale, sia aumentare il disagio economico e il rischio di povertà. La carenza di strumenti adeguati su questi due fronti porta a rinunciare a realizzare pienamente la fecondità desiderata. La presenza di politiche efficaci, al contrario, mette le coppie nella condizione di poter valutare più positivamente la possibilità di un ulteriore figlio».
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