Romano Prodi è intervenuto sul Corriere della Sera, intervistato da Massimo Franco. L’ex premier si è espresso nei confronti della diatriba tra l’attuale premier Giuseppe Conte e Matteo Renzi, in conflitto negli ultimi giorni.
Per Prodi, Conte deve sbrigarsi e rendersi conto che «il tempo delle mediazioni si sta esaurendo». Il consiglio per Renzi è, invece, ciclistico: «Adagio nelle discese e attento alle curve…». L’ex leader de L’Ulivo ha poi espresso il proprio giudizio sul Recovery Fund, definendolo «una grande opportunità. Siamo in tempo. Ma ogni giorno perso fa avvicinare il rischio che, senza idee e strategie precise, gli aiuti si trasformino da premesse di cambiamento strutturale in debito: per questa e per le nuove generazioni. Non vedo ancora idee chiare su come saranno spesi».
Le preoccupazioni riguardano il governo, che non è sembrato in grado di preparare in tempo progetti abbastanza chiari e definiti. «Ho qui davanti i documenti del governo, e mi spiace dire che non vedo ancora questa capacità. Scorro tabelle con indicazioni generali, e riforme descritte in modo altrettanto generale».
Delle riforme troppo generiche, così come per quanto riguarda chi queste riforme dovrebbe aiutare a realizzarle. «Sì, si rimane sul generico se non si affrontano due problemi: quali debbono essere le autorità chiamate a decidere e quali le procedure e gli atti necessari per arrivare alle decisioni».
Per Prodi, l’idea iniziale di Conte di far gestire i fondi e i progetti a una struttura parallela non è giusta. «Sono convinto che la responsabilità politica sia del premier e dei due ministri dell’Economia. Il coordinamento delle decisioni deve fare capo ad una struttura finalizzata allo scopo. Noi ne abbiamo una, il Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica), che esiste ancora anche se depotenziato. Va rafforzato, anche inserendo consulenti esterni. Ma dico “consulenti” non a caso. Dev’essere lo Stato a tenere in mano le fila».








