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Rocco Cangelosi, diplomatico: “Vi spiego il dovere di informare i cittadini sul rischio di escalation del conflitto Ucraina-Russia (e Nato)”

La decisione di fornire carri armati americani Abrams e Leopard tedeschi ricompatta il fronte Nato dopo lo strappo di Ramstein, ma rappresenta allo stesso tempo, almeno sul piano psicologico e della narrazione, un’escalation nel conflitto in corso in Ucraina.

Il confronto indiretto Nato-Russia diviene sempre più chiaramente un confronto diretto.

Mano a mano che la guerra aumenterà di intensità, gli aiuti all’Ucraina saranno sempre più necessari in mezzi ma anche in uomini.

La difesa di un Paese aggredito è un sacrosanto dovere della comunità internazionale, ma è altrettanto importante che i cittadini siano consapevoli della possibilità sempre più concreta di un confronto diretto con la Russia e delle sue conseguenze.

Nascondersi dietro il mantra “aiutiamo l’Ucraina ma non facciamo guerra alla Russia” è una finzione fuorviante.

La messa in campo dei blindati di ultima generazione rappresenta non solo un consistente impegno politico ed economico, ma anche una sfida della Nato sul piano della tecnologia militare per dimostrare la propria superiorità rispetto all’esercito russo.

Una sconfitta sul campo non sarebbe accettabile. Il che presuppone un sempre maggiore sforzo bellico per raggiungere gli obbiettivi considerati minimi per un eventuale negoziato.

Abbiamo giustamente deciso di difendere la sovranità dell’Ucraina dall’aggressione russa in nome della legalità internazionale e della difesa della nostra stessa sovranità.

Dobbiamo perciò essere consapevoli delle conseguenze che un tale impegno potrebbe comportare, ivi compreso quello di una guerra con la Russia.

Il Governo e le forze politiche hanno il dovere di prospettare con chiarezza ai propri cittadini la posta in gioco per evitare che si trovino coinvolti in un conflitto disastroso “a loro insaputa”.

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