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Roberto Carlo Rossi (Presidente Ordine dei Medici Milano): «In Lombardia i vaccini anti-influenzali sono in ritardo»

“Sui vaccini siamo in ritardo. Molto in ritardo. Di solito le campagne vaccinali anti-influenza cominciano a metà ottobre perché i vaccini diventano protettivi dopo quindicitrenta giorni. Anche se il picco dell’infezione, di solito, si registra a fine gennaio-febbraio, il virus comincia a circolare prima, a seconda delle stagioni. Oggi proteggersi in anticipo significa eliminare condizioni di malattia che potrebbero interferire con la diagnosi di Covid. Non tutto però è influenza. Ci sono altri virus respiratori che, nella stagione autunno-inverno, possono provocare problemi respiratori (le cosiddette Ili, Influence Like Illness, dall’inglese, e sono accompagnate da tosse, mal di gola, febbre e spossatezza, ndr). Sono queste condizioni che potranno creare difficoltà nel distinguerle dal Covid”.

Lo dice Roberto Carlo Rossi, Presidente dell’Ordine dei Medici di Milano in un’intervista al Corriere della sera.  “A ora non sono disponibili nelle farmacie. Fra qualche giorno saranno distribuiti ai medici di medicina generale, ma in trenta dosi, una quantità ridicola, a fronte di oltre 300 persone ‘candidate’ per età o patologie a riceverlo, almeno nel mio ambulatorio di medico di medicina generale (l’offerta dei privati è un’altra storia, ndr)”, insiste Rossi. 

Parliamo dei tamponi. Cosa succede in Lombardia? “I medici di medicina generale non possono farli: dovrebbero avere tute di protezione e quant’altro. Quindi possono raccogliere richieste, ma solo da pazienti con sintomi, e trasmetterle ai centri deputati. Che li fanno in tempi abbastanza rapidi”.  “Il caos è dovuto soprattutto al ritardo della comunicazione sull’esito dei test (mancherebbe supporto tecnologico, ndr). Molti pazienti finiscono per accusare i medici di medicina generale”, spiega e aggiunge “stanno fioccando le cause contro i medici, accusati di ‘malpractice’ cioè di cattiva condotta nel trattare pazienti affetti da Sars-Cov2”

“Il vero problema è che si sono trovati ad affrontare una malattia completamente nuova, non riportata sui libri di testo, e non sapevano come gestirla: sembrava poco più di un’influenza. Questo nuovo coronavirus era una curiosità per i virologi, poi è diventato il flagello di Dio. Quindi, all’inizio, si andava per tentativi”. 

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