L’unico vero vincitore delle elezioni presidenziali è Sergio Mattarella; tutti gli altri ne sono usciti con le ossa rotte. I leader politici (in particolare Salvini), i partiti (anche FdI che ha votato fuori dal coro), le coalizioni, il Parlamento e perfino il nostro modello di democrazia; quello parlamentare. In molti hanno infatti affermato che probabilmente i cittadini, con l’elezione diretta del Presidente della Repubblica, sarebbero stati più abili e soprattutto più veloci nella scelta rispetto ai partiti che, alla fine di una settimana di chiacchiericcio, hanno deciso… di non decidere, lasciando tutto com’era prima. Più preoccupati del vitalizio dei parlamentari che del futuro del paese.
Diversi esponenti politici, per lo più della coalizione di centro-destra (quella uscita più ammaccata dalla vicenda), hanno azzardato che questa sarà l’ultima elezione parlamentare del Capo dello Stato. Sottintendendo che l’anno prossimo vinceranno le elezioni politiche (fatto non scontato, soprattutto dopo le figuracce fatte) e che approveranno una modifica costituzionale di stampo presidenziale alla francese. Si tratta però, come ha ammonito il neo Presidente della Corte Costituzionale Giuliano Amato, di un percorso arduo. Le leggi costituzionali non solo richiedono la doppia lettura nei due rami del Parlamento ma sono anche assoggettabili – con procedura attivabile da un quinto dei parlamentari, da cinque Regioni o da 500.000 cittadini – a referendum. E di fronte a una riscrittura della Carta costituzionale che comporta un completo riassetto dei poteri, in particolare esecutivi, non è scontata l’approvazione dei cittadini, come ha dimostrato l’esperienza di Matteo Renzi. Il presidente della Repubblica francese, infatti, gode di poteri esecutivi sconosciuti al nostro.
Viene poi da domandarsi come possano oggi i partiti, incapaci di compiere una scelta e un accordo su un nome (o due nel caso il nome fosse stato Draghi), essere in grado di realizzare una revisione profonda della legge fondamentale dello Stato. Che peraltro urge anche al titolo V, che attribuisce i poteri alle Regioni e agli Enti Locali. Forse alla fine la montagna (il Parlamento) partorirà un topolino: una Costituzione alla slovena, che preveda la sola elezione diretta del Presidente della Repubblica senza aumentarne i poteri. Ma anche in questo caso i cittadini si potrebbero chiedere che senso abbia eleggere direttamente il Capo dello Stato se i suoi (pochi) poteri rimangono invariati; non confermando nel referendum la nuova normativa costituzionale.
Per saperne di più:

Patrizia Micucci, fondatrice di Aurora Growth Capital, sul contributo delle banche italiane: “Da pre...

Letizia Moratti: “La democrazia tutela anche chi la combatte”

Stefania Craxi, presidente dei senatori di Forza Italia, sul Silver Act e la longevità: “Non basta v...

Donato Candiano, manager di Omron, sul futuro dell’automazione: “L'IA è un aiuto, non un danno. L'Eu...

Renzi, l’anti-Meloni. Ma ha un nemico implacabile | L’analisi di Marcello Veneziani









