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Francesco Riccardi: «Giovani e Reddito di cittadinanza: di chi è la colpa della bassa occupazione?»

«Non solo siete poveri – e questa è già una colpa quasi imperdonabile – ma siete pure sfaticati e disonesti, sappiatelo, giovani italiani. Il tribunale di una parte del mondo imprenditoriale, della politica e dei media vi ha già condannato per un nuovo reato: scarsa attitudine a lavorare per pochi euro, aggravato da percezione di sussidio. Su alcuni giornali, il tiro al giovane sussidiato è ormai cominciato». Così Francesco Riccardi, su Avvenire, prova a mettere ordine nella polemica su giovani e reddito di cittadinanza. «Pare» scrive «che la ripresa dell’Italia sia a rischio, perché “quelli lì” non han proprio voglia di lavorare. E tutto per quel “maledetto” Reddito di cittadinanza che ha definitivamente rammollito la nostra gioventù già senza nerbo.»

«La questione è ovviamente molto più complessa e determinata da molti fattori. A cominciare da quello demografico, con il calo del numero di giovani che inizia a farsi sentire, i deficit della formazione professionale, la fuga verso l’estero dove ragazzi e giovani adulti italiani trovano condizioni migliori. Per molti, però, è più semplice puntare il dito contro il sussidio antipovertà, che certo un effetto l’ha avuto.» spiega Riccardi, «Quello di fissare una sorta di “salario minimo” ante-litteram. Un minimo sotto al quale non si accetta di lavorare. Le paghe da miseria, i 400 euro al mese, i 3 o 4 euro l’ora che in una parte dei servizi erano e sono la norma non vengono più accettati.»

«L’altra accusa rivolta oggi ai giovani percettori di Reddito di cittadinanza è quella di chiedere di lavorare in nero per mantenere il sussidio. Facendo convergere verso l’irregolarità due convenienze: quella del datore di lavoro di pagare poco e quella del giovane sussidiato di arrotondare le entrate. Si esplicita così un problema reale, che riguarda il come far convivere alla luce del sole occupazioni temporanee e Reddito di cittadinanza, eliminando per i percettori il timore che l’assegno venga poi cancellato o peggio lo si debba restituire con sanzioni.»

«Permettere il cumulo, invece, incentiverebbe la partecipazione al mercato del lavoro. Ciò che è inaccettabile è il ribaltamento delle responsabilità, come se non fossero certi imprenditori i primi a offrire lavoro irregolare e a ricavarne i maggiori vantaggi, risparmiando su paghe, imposte e contributi. Ma sarebbe un tragico errore cadere in una doppia criminalizzazione. Di un’intera generazione. E di uno strumento per il contrasto alla povertà, che proprio in questa pandemia si è dimostrato, ancora di più, essenziale. Perfettibile, ma indispensabile».

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