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Francesco Riccardi (Avvenire): «A Trieste ognuno usa il proprio piccolo potere per imporre qualcosa al governo, ma i numeri dei vaccini dicono altro»

Nelle lotte per il lavoro – scrive su Avvenire Francesco Riccardi – c’è una drammatica bellezza che affascina. Il gesto di colleghi e compagni d’una fabbrica che si uniscono, alzano la testa per difendere non tanto uno stipendio, ma più spesso la propria dignità, porta inscritto in sé una forma di nobiltà. Perché è espressione di una solidarietà, che significa sentirsi parte d’una comunità, sapersi prender cura l’uno dell’altro, disposti anche a pagare un prezzo per questa comunanza di vita e di destini.

È una bellezza che invece non c’è nei blocchi minacciati al porto di Trieste o sulle autostrade a opera di una parte degli autotrasportatori. E il perché è presto detto: ad accendere queste lotte c’è quantomeno un travisamento della solidarietà, se non più semplicemente l’idea corporativa di una minoranza che intende usare il proprio piccolo potere per imporre qualcosa al governo pro tempore e alla maggioranza dei cittadini. Nello specifico, la cancellazione di una norma di legge a tutela della salute pubblica. Con l’aggravante di abusare della retorica di una presunta “dittatura sanitaria”.

La prima e vera solidarietà, fra lavoratori, è in realtà la tutela della salute di tutti e di ciascuno. Imporre blocchi contro il Green pass, invece, è come fare le barricate contro la sicurezza, come opporsi all’obbligo delle imbragature, del caschetto o delle cinture di sicurezza in auto. È vero anche queste ultime, in casi assai limitati provocano danni – fratture e perfino la morte quando non si riescono a sganciare per uscire da una vettura che precipita – ma quasi sempre ci salvano la vita.

Così è per i vaccini, bastano tre cifre per comprenderlo: senza di essi ci sono state oltre 27.000 morti per ogni milione di abitanti; la profilassi evita il rischio morte nel 98% dei casi; correlati al vaccino ci sono stati 0,19 decessi per milione. Morti da piangere, certo. Ma una sincera solidarietà non può prescindere dalla razionalità che questi numeri esplicitano, altrimenti diventa mistificazione e avventurismo.

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