“Il 15 novembre scadono i termini per recepire la Direttiva europea 2022/2041 sui salari minimi adeguati.
L’Italia, come molti altri Stati membri, è in ritardo rispetto all’appuntamento.
L’accesa controversia tra le forze politiche ha finito per agevolare letture parziali e strumentali dei contenuti della direttiva, dando così luogo a una deleteria situazione di stallo.
Un muro contro muro che non serve a nulla e che fa male al funzionamento del nostro sistema di relazioni industriali.
Il CNEL ha evidenziato i tanti punti di convergenza possibili sui contenuti della direttiva.
Tutte le forze politiche di maggioranza e di opposizione non negano, infatti, la persistente centralità della contrattazione collettiva nella fissazione dei trattamenti salariali e nella regolazione dei rapporti di lavoro.
E questo è indubbiamente il tema centrale della direttiva, al punto di suggerire agli Stati membri di istituire un piano nazionale d’azione a sostegno della contrattazione collettiva.
È una soluzione particolarmente utile in un Paese come il nostro, che già prevede un alto tasso di copertura della contrattazione nazionale”.
Così il presidente del CNEL Renato Brunetta in un articolo scritto con Michele Tiraboschi pubblicato oggi sul Sole 24 Ore.
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