“Serve una governance del cambiamento.
Stiamo vivendo un’epoca di caos legata a tre grandi transizioni: quella digitale, quella energetica e quella demografica.
Fino a poco tempo fa sembrava che il modello di governance fosse quello diretto tra popolo e governo, mentre adesso la pervasività della transizione richiede dei tessuti di società civile, ossia i corpi intermedi che si rivelano fondamentali.
Nel nostro caso in Italia grazie alla lungimiranza dei costituenti abbiamo un organo di rilevanza costituzionale che prevede una struttura per questi corpi intermedi, che si chiama Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro”.
Lo afferma il presidente del Cnel, Renato Brunetta, in un’intervista pubblicata stamani dal Corriere della Sera.
“Del Cnel – aggiunge – si è parlato nell’ultimo decennio bene e meno bene, fino a sottoporlo a un referendum abrogativo a cui gli italiani hanno risposto no, confermando così l’esistenza”.
“Dopo l’ubriacatura della disintermediazione, assistiamo oggi a un ritorno della società civile, a un rinnovato ruolo delle sue organizzazioni collettive e delle sue rappresentanze.
Lo abbiamo visto, per esempio, durante la pandemia, quando le reti dei corpi intermedi hanno dato un contributo straordinario nel fronteggiare il Covid.
Proprio da questa riscoperta e riaffermazione della società civile nasce il rilancio del Cnel, la casa dei corpi intermedi, il luogo dove i tanti e legittimi interessi di parte trovano un loro denominatore comune e si sublimano in interesse collettivo, in responsabilità e virtù civiche”, prosegue Brunetta Il Cnel che divora risorse “è una leggenda metropolitana” aggiunge ancora il presidente.
Costa attualmente circa 7 milioni di euro l’anno, una cifra incomparabilmente più bassa rispetto ai principali organi dello Stato.
Inoltre, nell’ultimo decennio i costi si sono ridotti del 60%, con una riduzione pari ad oltre 10 milioni”.
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