Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Referendum, la campagna emotiva del fronte del No | Lo scenario di Marcello Sorgi

“Sarà una campagna breve, vista la data del voto già messa in agenda dal governo al 22 marzo, ma politicamente “emotiva”, a giudicare dagli interventi del Fronte del No, ieri alla prima uscita, a cui aderiscono, tutti insieme, i leader del “campo largo”, quello della Cgil Landini, giuristi e intellettuali a partire da Bachelet e dal Premio Nobel Parisi“.

Lo sostiene l’editorialista Marcello Sorgi dalle colonne della Stampa.

“Una campagna mirata a sollevare nell’elettorato di centrosinistra reazioni “di pancia” oltre che “di testa”: a partire dall’uccisione, da parte della polizia trumpiana anti-immigrati, della giovane poetessa Good di Minneapolis, per far credere che Meloni sta con Trump perché ne condivide l’impostazione autoritaria e il rifiuto di sottoporsi a qualsiasi regola.

Insomma una riedizione della polemica sui “pieni poteri”, di salviniana memoria, ma con al centro stavolta la premier. Che argomenti come questi possano far presa nell’elettorato di opposizione, soprattutto tra i giovani e nella parte più radicale degli aventi diritto al voto, è possibile.

Ma che riescano a sovvertire un risultato che i sondaggi vedono orientato verso la vittoria dei “sì” alla riforma della separazione delle carriere dei magistrati, anche grazie a una parte della sinistra che li sostiene, sarà da vedere.

C’è chi ricorda che anche nel 2016, quando Renzi si giocò tutto sulla riforma costituzionale della quasi abolizione del Senato, all’inizio il responso dei sondaggi era favorevole a lui. E si consumò via via che la campagna lo trasformò (anche per suo errore) in protagonista unico del voto, e, contro la sua volontà, in premier a caccia di “pieni poteri”.

Che il ritorno di questo slogan peserà, quindi, è certo. Così come la personalizzazione e lo spostamento dell’attenzione sulla premier, che Meloni sta tentando in tutti i modi di evitare, dicendo fin d’ora, al contrario di Renzi, che non si dimetterà in caso di sconfitta; ma che alla fine non riuscirà del tutto a cancellare.

Ecco perché – lo si è visto venerdì nella conferenza stampa di inizio d’anno – il governo e Meloni hanno fretta di andare al voto referendario. Hai visto mai che – la goccia che fora la roccia – la “campagna emotiva” del Fronte del No dovesse farsi strada, in un referendum come quello costituzionale in cui le astensioni non contano, e invece si può vincere anche per un voto in più”.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.