Recovery fund, Amendola (ministro degli Affari europei): «No a piani vecchi, priorità al verde e al Sud»

“Ci sono funzionari del governo e degli enti territoriali che sul Recovery Fund stanno lavorando a testa bassa da luglio, che hanno anche saltato le ferie per avviare la messa a punto dei progetti. Mi fa arrabbiare che qualche furbone faccia uscire carte superate da almeno 30 giorni. Ci vuole serietà per questo, d’accordo con il presidente del Consiglio, ho deciso di denunciare alla Procura della Repubblica l’ultima fuga di notizie. Naturalmente nel pieno rispetto del lavoro dei giornalisti che, cercando informazioni, fanno il loro mestiere”. Lo dice, in un’intervista al Messaggero, il ministro degli Affari europei, Vincenzo Amendola, a proposito della fuoriuscita di una bozza con centinaia di programmi, per un ammontare complessivo di 677 miliardi a fronte dei 209 a cui l’Italia dovrebbe avere diritto.

“I progetti da presentare all’Unione europea non possono essere di questo tipo. Per un motivo molto semplice: parliamo di economia sostenibile, di digitalizzazione, ed è impensabile affrontare queste sfide del futuro con idee concepite magari cinque anni fa. È cambiato il mondo, nel frattempo”, aggiunge Amendola sottolineando che “a giorni attendiamo le linee guida dell’Unione europea, nelle quali saranno illustrati aspetti tecnici importanti, a partire dai template, i modelli da utilizzare perla stesura materiale dei progetti. Ci aspettiamo che possano arrivare anche indicazioni sui floor, i livelli percentuali minimi da dedicare ai singoli grandi temi. Per il green sappiamo già che la soglia è fissata al 37 per cento. Le linee guida saranno utili per l’interlocuzione con il Parlamento; poi dal 15 ottobre partiranno le consultazioni informali con Bruxelles per arrivare a partire dal gennaio prossimo alla presentazione ufficiale dei progetti”.

Amendola assicura poi che saranno coinvolti nella discussione anche “Regioni, Comuni e Province, con i quali il dialogo è già continuo. Poi vogliamo coinvolgere il mondo produttivo perché non ci sarà solo un incremento degli investimenti pubblici, ma anche una spinta a quelli privati”.

Quanto ad un possibile freno che gli altri Paesi europei potrebbero mettere nei confronti dell’Italia, sottolinea il ministro, “visto che l’Europa si prende la responsabilità di emettere bond per 750 miliardi, un meccanismo come il freno di emergenza mi pare ragionevole. Poi vedremo: si è parlato della sua applicazione contro l’Italia, ma io non escludo che succeda il contrario, che possiamo noi andare a discutere qualche spesa degli altri”.

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