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Recalcati: «La ripartenza della scuola deve andare oltre il tema della sicurezza e cominciare da una profonda rimodulazione dell’attività didattica»

La riflessione proposta da Massimo Recalcati prende spunto dalla constatazione che tutto il dibattito attuale sul presente e sul futuro del mondo della scuola appare integralmente assorbito dal problema della sicurezza.

Questo non è illegittimo, considerata la gravità della bufera che ci ha investiti, «ma la scuola italiana è da tempo in terapia intensiva, ben prima del Covid. Essa resiste solo grazie alla tenacia di molti dei suoi protagonisti, in primis quella degli insegnanti che preservano con il loro impegno e la loro passione il respiro vivo del corpo della scuola».

Lo scrive in un intervento sulle pagine de La Repubblica.

Oltre al tema della sicurezza, infatti, bisogna ricordare che «la relazione non è qualcosa che si aggiunge alla didattica come una sua appendice esterna, ma è la condizione di ogni didattica. La tecnologia non può supplire alla vita comunitaria della scuola».

La linea da seguire per guarire il paziente-scuola non deve coincidere con la gestione dell’emergenza sanitaria, deve andare oltre il problema immediato. La vera missione della scuola è la difesa della condizione di civiltà di un Paese, «per questo la sua competenza non è settoriale, ma investe la nostra comunità, la sua stessa identità».

La proposta è quella di ripensare alla ripartenza innanzitutto attraverso una rimodulazione profonda dell’attività didattica.

«Il campo è ampio: favorire l’interdisciplinarietà, rendere possibile una diversa circolazione degli allievi attraverso la composizione di piani di studio più adeguati alla loro attitudine come già accade in molti altri Paesi, portare la scuola verso la città, nei quartieri, nei territori, nei luoghi culturali, reinserirla come protagonista attiva della nostra vita sociale; insomma aprire e rinnovare gli spazi didattici della scuola tenendo anche conto delle nuove esigenze imposte dal virus; abolire definitivamente un uso solo sadicamente numerologico della valutazione ancora oggi diffusa anche nei licei più rinomati del nostro Paese; riqualificare seriamente la formazione e il lavoro degli insegnanti per favorire la permanenza nella scuola dei migliori».

Per fare questo «è necessario uno sforzo politico e culturale di immaginazione e di pensiero. Meglio se collettivo, meglio se capace di coinvolgere gli insegnanti e le loro associazioni. In ogni caso libero, laico, vivo, insomma non pietrificato dallo sguardo di Medusa del virus».

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