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Quattro miliardi di indennizzi in tempi record per salvare tutte le categorie danneggiate dalle chiusure. Ecco il piano

“Sono gia’ pronti gli indennizzi a beneficio di tutti coloro che verranno penalizzati da queste nuove norme”. Il presidente del consiglio Giuseppe Conte cerca di rassicurare i molti settori colpiti dalle nuove restrizioni e spinge l’acceleratore sulle misure di ristoro per dare ossigeno alle aziende costrette a rallentare o addirittura sospendere le proprie attivita’.

Aiuti che saranno piu’ corposi rispetto alla prima volta e che arriveranno direttamente sui conti correnti prima di meta’ novembre.

Tempi dunque stretti per i quali sono al lavoro Mef, Mise e Ragioneria dello Stato, che puntano a moblitare oltre 1,2 miliardi di euro solo per gli indennizzi.

Altri 1,6 miliardi dovrebbero essere destinati alla proroga della cig Covid, attesa nel decreto di novembre.

Ma in queste ore si sta rafforzando l’ipotesi di accorpare i due provvedimenti in un solo decreto che potrebbe superare la cifra di 4 milardi.

Il lavoro del governo per il nuovo Dpcm ha camminato in parallelo con quello sui “contribuiti da erogare a fondo perduto”, spiega Conte in conferenza stampa, precisando che questo cantiere, su cui sono impegnati i ministri Gualtieri e Patuanelli, sta coinvolgendo le associazioni di categoria.

Lo stesso Conte (dopo aver ricevuto una delegazione di ristoratori che protestavano davanti a Chigi), che ha promesso di contattare le assiciazioni nel pomeriggio “per rassicurarle”, ha dato la “disponibilita’ – riferisce la Confesercenti – ad un incontro, in tempi brevissimi”.

In campo sulle misure anche la ministra del lavoro Catalfo, impegnata con l’Inps per “un pacchetto di interventi” per “garantire il massimo sostegno alle imprese, ai lavoratori e a tutte le categorie piu’ coinvolte dai nuovi provvedimenti restrittivi”.

I tempi sono stretti: domani o martedi’, infatti, il provvedimento con i nuovi indennizzi dovrebbe andare in consiglio dei ministri, con l’obiettivo di essere pubblicato in Gazzetta martedi’.

I ristori poi “arriveranno direttamente sul conto corrente dei diretti interessati con bonifico bancario attraverso l’Agenzia delle Entrate”, cioe’ con un sistema gia’ usato, spiega Conte. L’obiettivo e’ far arrivare gli indennizzi, che saranno “superiori” alla volta scorsa e interesseranno 300-350 mila aziende , “il piu’ presto possibile”, aggiunge il ministro dell’economia, che punta a far erogare i contributi “gia’ entro meta’ novembre, forse persino entro l’11 novembre”.

A chi aveva gia’ fatto domanda arriveranno in automatico, mentre chi non l’ha fatta e le aziende con fatturato oltre i 5 milioni (che sono state aggiunte) dovra’ pazientare qualche settimana in piu’ per i ristori, che comunque potranno essere incassati “entro l’anno”.

Le misure sono molte. Si va dai nuovi contributi a fondo perduto, a un nuovo credito di imposta per gli affitti commerciali per ottobre e novembre; verra’ inoltre cancellata la seconda rata Imu dovuta entro il 16 dicembre.

Conte conferma la cig. Viene inoltre offerta una nuova indennita’ mensile una tantum per stagionali turismo, spettacolo e lavoratori a intermittenti dello sport; e’ prevista una ulteriore mensilita’ del reddito di emergenza; infine, misure di sostengo per la filiera agroalimentare che risentira’ delle chiusure di bar e ristoranti.

Tutti “indennizzi aggiuntivi” rispetto a quelli gia’ in vigore, puntualizza Conte, rassicurando sui conti pubblici: “I conti della Nadef al momento direi che non vengono alterati. Non c’e’ necessita’ di alterare il quadro di finanza pubblica gia’ approvato dal Parlamento. Se riusciremo a tenere la curva sotto controllo non vedo prospettive di fare nuovi scostamenti”.

Misure chieste a gran voce dalle categorie produttive e ritenute necessarie dai sindacati, che ora vanno in pressing sul governo: dopo il Dpcm e’ “ancora piu’ urgente sancire la certezza di provvedimenti comprensivi di ulteriori 18 settimane di cassa covid e il conseguente blocco dei licenziamenti”, affermano i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Landini, Furlan e Bombardieri.

“La tutela del lavoro, insieme a quella della salute, e’ oggi indispensabile per la tenuta della coesione sociale”, avvertono i leader dei tre sindacati, che si dicono “pronti se necessario a sostenere tutto cio’ con la mobilitazione”.

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